L'arte dei calci e dei pugni in volo

Categoria: Esperienze Pubblicato: Sabato, 15 Maggio 2010

Testi e Foto di Max Angeloni
Picchiatevi con grazia,

Con questo titolo iniziava un articolo che attirò la mia attenzione, tanti anni fa, all'ingresso di una palestra. Picchiare e grazia in realtà sono termine in antitesi tra loro. Eppure messi insieme sono capaci da soli di essere una perfetta sintesi di cosa sia il Tae Kwon Do. Da quel giorno quella palestra è diventata la mia palestra e il Tae kwon do il mio sport.
Gli anni si sono susseguiti l'uno all'altro così come i colori delle cinture. Ma solo oggi che un figlio si sta preparando per gli esami da cintura nera mi accorgo di quanto tempo sia passato. Si... davvero tanto tempo. Tempo durante il quale questo sport è mutato in molti aspetti e tante cose sono cambiate.


Oggi, per esempio, il maestro che mi accolse in palestra è diventato il referente nazionale CSEN per tale disciplina. E dato che Maurizio D'Oriano, prima di tutto, è un grande amico, da amico mi ha chiesto di dargli una mano (nei limiti delle mie capacità) sotto l'aspetto della comunicazione e dell'immagine di tale sport.
E così da qualche anno mi sono dovuto "inventare" fotografo sportivo benché la fotografia sportiva non sia assolutamente la espressione della scrittura della luce da me prediletta.
Per fortuna mi è stata di grande aiuto la conoscenza che ho maturato in questo sport prima da atleta agonista e poi da insegnante.
Ma cos'è il Tae Kwon Do.
Letteralmente vuol dire Arte dei calci e dei pugni in volo. Di coreana ed è arrivata in Italia sull'onda dei primi film trasmessi in Italia in cui le arti marziali erano le vere protagonista. Anche se meno conosciuto del Karate o del Kung fu, il Tae Kwon Do è l'unica arte marziale orientale con contatto pieno riconosciuta come sport olimpico. E proprio per le esigenze olimpiche le tecniche di combattimento hanno subito una regolamentazione molto precisa alfine di esaltare la spettacolarità di tale disciplina.
Nel combattimento i due atleti che si affrontano devono indossare delle protezioni omologate alfine di limitare al massimo il pericolo di infortuni. Con i piedi si possono colpire il busto e il la testa dell'avversario mentre con i pugni solo il busto. I round sono tre e possono durare 2 o 3 minuti l'uno. I bambini non possono combattere, o almeno, possono ma solo a scopo dimostrativo alfine di mostrare la preparazione acquisita.
Ma il TKD* agonistico non è rilegato al solo combattimento. Le "forme" rappresentano la massima espressione tecnica di questo sport. L'atleta infatti deve eseguire una serie di tecniche di attacco e di difesa secondo un ordine ben preciso. Dal giudizio di quattro arbitri viene dato il punteggio. Le forme possono essere eseguite singolarmente o in sincro da due o tre atleti.
Ok.. vabbene... ma fotograficamente?
Le problematiche che si incontrano sono mediamente le stesse che si trovano affrontando sport "minori" in palazzetti poco o male illuminati. Certo... se si ha la possibilità di scattare durante eventi mondiali o olimpici il discorso cambia. Ma queste sono eccezioni. La fortuna è che i fotografi accreditati possono muoversi tranquillamente tra i campi di gara e le distanze ridotte fanno si che gli obiettivi zoom classici, 24-70 e 70-700, siano più che sufficienti per coprire tutte le situazioni. Ovviamente se le focali non rappresentano un problema la grande luminosità delle ottiche è d'obbligo. Anche se le nuove reflex consentono di salire a sensibilità impensabili fino a poco tempo fà la "fame" da luce è sempre presente.

 

Nell'ultimo Open svolto in Belgio, per esempio, mi sono ritrovato a scattare i combattimenti con il sincro Flash in FP, 1/1250, f/2,8. Iso 1600 o 3200!!!... e vi assicuro che se avessi avuto 1 stop in più da rosicchiare da qualche parte l'avrei sfruttato volentieri. Sono molti infatti i fattori che rendono complessa, questa disciplina:
la scarsa illuminazione che appiattisce molto contrasti e cromacità generale, la volocità con la quale gli atleti si affrontano e, non per ultimo, il color bianco del dobok (la divisa degli atleti). È come se dovessimo fotografare due spose in abito bianco che si azzuffano in una buia sacrestia.
Le forme invece richiedono tempi meno rapidi e, se si conoscono le sequenze che l'atleta dovrà eseguire, possiamo limitarci a scattare solo nei momenti che reputiamo più spettacolari o armonici.
Ah... dimenticavo. Un monopiede è indispensabile per salvaguardare schiena... gambe e collo. Benché sia una disciplina "minore" nelle competizione di TKD il numero dei partecipanti arriva facilmente a superare quota 4-500 atleti e non è raro che si sfiori quota 1.000 soprattutto se l'evento è distribuito su due giorni.
Quindi bisogna armarsi di grande pazienza e mettere in preventivo di rimanere anche oltre le 12 ore sui campi di gara.

Bene... vi è venuta voglia di scoprire qualcosa di più su questa disciplina?
Il 29 e 30 Maggio  presso il palazzetto dello sport di Tivoli si svolgerà una manifestazione che comprenderà sia le gare di forme che di combattimento.
Se passate da li... siete tutti invitati.

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Tae Kwondo CSEN

TKD Tuscania