Siamo tutti un po' tutti berlinesi ?

Categoria: Reportage Pubblicato: Giovedì, 04 Febbraio 2010

Foto e testi di Enrico Rondoni

La Berlino che si è affacciata a questo 2010 è una città avvolta dalle sue numerose facce:tante quante i suoi quartieri. Piccole città nella città.
E' una Berlino che ha festeggiato in pompa magna il 20° del crollo del Muro.
Ma dove il turista -e non solo- cerca ancora le tracce di quella linea (per nulla immaginaria) che divideva l'Est dall'Ovest.

Vent'anni sono più di una generazione, ma chi ha vissuto prima del crollo ancora ti parla in termini di zona est e zona ovest.

 

Qui prima c'era, qui anche quando c'era il muro...., lì invece tutto è cambiato!
Ma cosa è cambiato realmente?
Ora il Governo tedesco non è più a Bonn, ma appunto a Berlino. Un trasloco veloce, vent'anni fa, per una città priva di autonomo sostentamento economico.
Una autossuficienza ancora non raggiunta. Eppure la città sembra tra le più tranquille in Europa. Traffico inesistente, aeroporti vicinissimi, servizi pubblici eccellenti, mobilità su 2 ruote e su rotaia ai massimi. Sembra una città dove il vivere con calma sia un imperativo.
Anche i prezzi lo dimostrano:gli affitti delle case sono bassi. Ma le vendite di appartamenti, numerosi e a buon mercato (rispetto a Londra, Parigi o Roma) sono fermi. Il tedesco non compra infatti, lo fanno gli stranieri.
La città più creativa d'Europa dicono da anni giornali e opinion maker. Qui si sperimenta, si rischia, si aprono gallerie: la fantasia non sarà al potere, ma è aiutata e scende in strada e nelle piazze.
Come la libertà e la bellezza dell'esser giovani in una per necessità storica giovane città.  Ex quartieri dormitorio dell'est con condomini un tempo deprimenti e affollati oggi sono piccoli villaggi dove colori e allegria la fanno da padroni. E ti volti a guardare decine di giovani coppie -sembrano ancora studenti- che spingono i loro passeggini.
La città del futuro e della speranza?
Sicuramente la necessità di crederci. Una realtà forse molto sovvenzionata e aiutata dove i fantasmi del passato circolano ancora ossessivamente e incessantemente. Non solo quelli del muro e della Stasi (i servizi segreti dell'Est), anche quelli del nazismo.

Il monumento - in memoria degli ebrei europei uccisi dal nazismo, l'Holocaust-Mahnmal, ne è una testimonianza forte. Situato tra la Porta di Brandeburgo e Potsdamer Platz, in quella che era la Berlino prussiana, l'impressionante installazione, ideata dall'architetto Peter Eisenmann, è costituita da un campo di steli composto da circa 2700 pilastri di cemento e un centro d'informazione sotterraneo che documenta uno dei capitoli più bui nella storia della Germania. Ma le steli sono come 2700 tombe grige poste su piani sfalsati, e se il colpo d'occhio può sembrare orribile - tanto da essere molto discusso fin dalla sua inaugurazione nel maggio scorso - addentrarcisi all'interno è un'esperienza a dir poco inquietante.
Sei immerso nell'Olocausto, ragioni sullo sterminio, sei parte di una delle peggiori nefandezze della storia. E il loro mutar colore a seconda della luce, influenza lo stato d'animo del visitatore.
Ma a Berlino è un pò tutto dentro il tutto. Scatole cinesi di una città distrutta e ricostruita, di un'identità mai persa e mai trovata. Di un futuro da costruire (i cantieri sono sempre all'opera) e dimostrare.
Città dunque da visitare o per vivere ? Metropoli per giovani o per pensionati?
Forse c'e' tutto il nostro passato, presente e futuro in questa città che continua a gridare dal sottosuolo, stridere dalle gru dei palazzi in perenna costruzione e occhieggiare dalle cento iniziative.
Forse siamo un pò tutti berlinesi. "Ich bin ein Berliner" (io sono un berlinese) disse John F. Kennedy nel '63.