Il Reportage

Categoria: Reportage Pubblicato: Venerdì, 06 Novembre 2009 Scritto da Gianluca Spedito

Breve guida alla realizzazione.

Ci sarà capitato cento volte di partire per una gita fuori porta, con tanto di macchina fotografica e corredo sicuri di ritornare a casa con un gran bottino, forti dei nostri epici scatti più o meno belli atti a descrivere a fondo e pienamente in ogni suo aspetto la giornata che abbiamo passato insieme con gli amici.Il giorno dopo, appena abbiamo un’oretta libera, anche se febbricitanti per il freddo che abbiamo sopportato ci lanciamo al computer per andare a vedere gli scatti effettuati.

 

Apriamo la borsa prendiamo le schede e cominciamo il download di gran carriera. E subito con il nostro viewer preferito diamo una scorsa alle foto.Cinque minuti e ci accorgiamo che c’è qualche cosa che non va. Quell’emozione si affievolisce… Abbiamo visto già tutte le foto.E non siamo soddisfatti.Eppure eravamo sicuri che al ritorno, le foto fatte ci avrebbero dato soddisfazione.Invece no.. C’è qualcosa che non ci soddisfa. Qualche cosa che ci dà l’impressione che abbiamo perso qualche cosa di importante e/o che perlomeno tutta la gioia e la bellezza della giornata passata non venga fuori dalla veloce scorsa che abbiamo dato alle foto.Ma si.. Siamo andati troppo veloci.E allora andiamo più lenti… Ma c’è qualche cosa che ci disturba… E non sono i peperoni.Le foto non sono quelle che ci aspettavamo.Che cos’è che non va?Dove abbiamo sbagliato?

E giù a borbottare.. Ma perché mi distraggo sempre?Perchè faccio sempre così?Parto pieno di buoni propositi e fresco di lettura di tutti i consigli per fare un buon reportage e ritorno a casa sempre con i soliti scatti?Perchè?

Eccoci a noi, dunque.Scopo di questo nostro breve viaggio insieme è appunto cercare di trovare il bandolo della matassa una volta per tutte e di riuscire ad analizzare i fondamentali per un discreto e veloce reportage.Innanzitutto perché questo possa avere successo è necessario fare mente locale un attimo su come si potrebbe svolgere un reportage senza dover imparare manuali di centinaia di pagine che poi, molto probabilimente, troverebbero fallimento nell’applicazione una volta sul campo... Perché, ovviamente, non basta aver letto il manuale per ottenere un buon reportage. Quello che ci salva e che ci DEVE aiutare, è la nostra creatività.La nostra fantasia.La nostra capacità di analisi.Non il manuale.Il manuale qualora assorbito può sicuramente aiutare. Ma di certo non risolve da solo.Quello che però possiamo fare è svincolarci dal manuale e adattare il reportage alla nostra creatività puntando sul nostro intuito e tenendo SEMPRE presenti però due o tre cose semplici quanto efficaci.

Il reportage è un racconto.

Ma è un racconto che si serve di elementi visivi e non di parole.Pertanto la prima regola è che è fondamentale il dettaglio, il particolare dell’evento. Questo per essere raccontato necessita di essere immortalato bene. La scoperta dell’acqua calda?No.Non è la scoperta dell’acqua calda. Perchè se stiamo alla Ruzzola del formaggio di Benevento non basta fare la foto alla caciotta per trasmettere il messaggio. Ma se facciamo una foto in panning alla caciotta mentre sta per essere lanciata dall’atleta, usando magari un bell’obiettivo macro, potrebbe essere già un buon inizio.Per non parlare troppo in generale sulla teoria dei massimi sistemi, ^^ prendiamo un riferimento. Una delle mie tante gite fuori porta. Così fissiamo l’attenzione su di un soggetto. E capiamo meglio come affrontare la cosa generalmente se guardiamo da una prospettiva più ristretta, cioè se analizziamo il caso in particolare. La fantasia e la creatività faranno il resto nelle altre occasioni.Qui noi ci poniamo lo scopo di porre l’accento su quei due-tre punti cardine perché un reportage possa chiamarsi tale.Ed avere cioè successo.Abbiamo già capito che un paio di foto devono riguardare il soggetto primario. La quantità varia ovviamente dal tipo di evento, possono anche arrivare a 10 le foto del soggetto (se questo è preponderante nel nostro evento). E devono essere costruite e pensate bene prima di essere ritratte.Una di quelle due tre cose attorno a cui deve girare tutto è la seguente regola di validità generale: "La foto deve sempre prima nascere nella testa dell’artista per avere successo!"

Poi ovviamente c’è sempre l’eccezione che conferma la regola ma se ci affidiamo troppo al caso, rischiamo di ritirarci a casa senza neanche un singolo scatto buono.Dunque un altro dei segreti è rimanere concentrati durante tutta la fase di composizione del reportage.Già prima di realizzarlo, il nostro reportage, dobbiamo anche tener presente e chiaro il numero delle foto che vogliamo usare per descrivere l’evento. Una ventina, o al massimo una trentina, di solito possono andare bene, anche se non c’è una regola proprio ferrea.Tenendo sempre e comunque presente che con più di trenta foto il racconto rischia di diventare prolisso.

Insomma un 20-25 fotografie come primo tentativo dovrebbe fare proprio al caso nostro.Usandone di più questo potrebbe risultare dispersivo, come si diceva poco prima. Usandone meno invce si rischierebbe di essere criptici.E di non dare il giusto spazio al reportage.

 

Il tempo che impieghiamo per fare il reportage deve essere un tempo durante il quale anche gli amici devono essere messi un attimo in secondo piano. Perchè come diceva Albert Einstein un guidatore che riesce a guidare in sicurezza mentre sta baciando una bella donna è perché non sta dando la giusta attenzione al bacio, cioè di cui il bacio necessita.Quindi prendiamoci un’oretta. E concentriamoci sul bacio. Eheh…

Il caso in esame è una gara internazionale di graffiti e murales a Salerno. Partiamo subito con lo smascherare la classica foto sbagliata. Il tipico errore, cioè la classica foto inutile potrebbe essere quella che nel tentativo di riprendere tutte le cose in un sol colpo non ne ritrae nessuna bene. Lasciando il tempo che trova e incrementando solo il contatore degli scatti della nostra reflex. Tipico errore dovuto alla fretta e/o smania potrebbe essere proprio questo tipo di foto…

Capito l'errore, subito ci accorgiamo che a questo punto siamo nella nostra fase creativa. Bando alle ciance, dobbiamo cominciare.Dobbiamo decidere, per prima cosa, che impronta dare al nostro reportage: emozionale o descrittiva. Buona regola è effettuare un adeguato mixing tra le due tipologie. Perchè farne uno completamente emozionale è in primis cosa difficilissima (bisogna proprio essere in uno stato di grazia) mentre farne uno completamente descrittivo può risultare poi troppo stancante e ripetitivo.

 

Dunque partiamo, il soggetto sono i murales con relativi writers. Anzi, sono gli artisti che si esprimono con i murales.Quindi andiamo più vicino. E proviamo a metterci nei panni dei writers.

Cerchiamo di ottenere un punto di ripresa inusuale.Un punto di ripresa che racconti in modo originale l’approccio del writer al muro. Per prima cosa quindi, potrebbe andare questa

La descrizione del contatto del writers con il muro ancora non siamo riusciti a passarla bene?Niente paura… Aal lavoro.. Adesso nascerà il nostro reportage.Si, è qui che nasce il nostro reportage.

Oppure

 

Pensiamo al nostro lavoro. Analizziamo al volo che cosa fare.Ecco che cosa mi è balenato nella testa. Ora è il momento dei fatti.Parto come un cagnaccio all’attacco. Faccia tosta e sotto.

E' il momento di costruire il nostro semplice elaborato. Fase uno, l’approccio con il muro da parte del writer.(Di cui abbiamo già mostrato qualche esempio)

•Lo sviluppo dell’idea, la progettazione, la messa in opera.

 

 

•Il particolare fuori campo. E l'elemento innovativo.

 

Fase due farciamo il tutto con un tocco di originalità.

Qualche inquadratura con angolo di ripresa diverso.

 

 

O almeno non usuale.

L’elemento estraneo sparso sul campo. E qualche lettura ironica.

 

 

Ovviamente ricordiamo sempre di portare rispetto per il lavoro degli altri. E quindi cerchiamo in tutti i modi di non dare fastidio. Ove necessario non esitiamo a chiedere il permesso per avvicinarci o per mettere la fotocamera in posizioni strane mentre il nostro soggetto, non dimentichiamolo, sta comunque lavorando. Quindi l’educazione ce la dobbiamo sempre portare appresso.Sia inteso.Quella non è mai troppa.La ripresa degli scatti, in questo caso, è avvenuta in jpg.Questi esempi sono tutti jpg SOOC (acronimo per "stright out of camera" cioè così come usciti dalla macchina)

Quindi niente ore da perdere al computer con il RAW converter.Il risultato è un mix di elementi che dovrebbero mantenere viva l'attenzione dell'osservatore.Questo è quello che ne è venuto fuori. ^_^

In bocca al lupo per le vostre gite fuori porta e ricordate di ricordare queste semplici note.

E soprattutto che il reportage deve nascere prima nella vostra testa. Altrimenti una volta a casa, se non sarà nato nella vostra testa, non ci sarà modo di raccontare per bene la vostra giornata.Un abbraccio a tutti.

See you soon.

 

Uru ©