2001 Quetta: il rifugio di Hamid Karzai

Categoria: Reportage Pubblicato: Martedì, 01 Settembre 2009 Scritto da Enrico Rondoni

Profugo AfganoTesto e foto di Enrico Rondoni

All'indomani del voto afghano per eleggere il nuovo presidente e con Hamid Karzai vincitore, a causa del rifiuto di Abdullah di partecipare al ballottaggio, la memoria va a Quetta, Pakistan meridionale, regione del Beluchistan.

È qui che il futuro presidente afgano si rifugiò scappando dalla sua città a sud di Kandahar quando i russi arrivarono nella sua terra e poi quando i talebani ebbero la meglio nella fratricida lotta per il potere tra i signori della guerra tribale di questa terra mai sconfitta, mai dominata per secoli.

Quetta 2001: guarnigione pakistanaQuetta: terra di confine. Rifugio per centinaia di migliaia di profughi afgani ammassati nei campi provvisori diventati stabili per decenni. Polvere e mercati all'aperto. Odore di spezie e attentati quotidiani. Traffici illegali: armi e droga.
Perche' se ci si allontana di una manciata di chilometri dal centro cittadino iniziano subito i posti di blocco, c'e' un confine. Ci vuole un visto speciale. Ma non è quello con l'afghanistan, ma quello con la cosiddetta zona tribale.
Una terra di nessuno: geograficamente è Pakistan, ma il controllo politico e territoriale è delle tribù - a maggioranza Pashtu - che vi abitano.
Afghani, spesso esuli dalla loro martoriata patria, ma oramai stanziali.
È in questa fascia di terra - lungo tutto il confine tra Pakistan e Afghanistan, da nord a sud - che si è giocata e si gioca ancora ogni sfida al potere di Kabul: che vi fossero i russi, i talebani, le forze internazionali. Qui è cresciuta Al qaeda. Prima con i campi di addestramento di Bin Laden (allora finanziato dagli usa per contrastare l'invasione russa), poi con i combattenti arabi filo talebani. E qui mestano nel torbido i servizi segreti pakistani.
Ma l'unica strada verso Kandahar (al tempo stesso ex roccaforte talebana e città di kharzai) parte proprio da quetta, entra nell'area tribale, passa per Chaman e poi entra in Afghanistan a Spin Boldak.
Strade polverose, montagne brulle, turbanti e ancora donne col burka.
Quando iniziarono i bombardamenti americani dopo l'11 settembre del 2001, a decine gli esuli afgani percorrevano quella strada all'incontrario: per fuggire dalla rabbiosa ritirata talebana e dalle bombe dal cielo.
Qui eravamo arrivati per capire meglio, per entrare a Kandahar, per seguire chi fuggiva.
Tutti a quetta, dove la resistenza afghana, Karzai in testa, organizzava il futuro del paese. In piccole case protette da guardie armate i capi tribà si accordavano. Nei campi profughi intanto (più di un milione in tutto il Pakistan) continuava quella vita di stenti in una attesa di pacificazione, senza termine da 30 anni: almeno dall'invasione sovietica del '78.
A Quetta un tempo arrivavano anche i mercanti di tappeti, asiatici e occidentali. Il beluchistan e' terra anche di artigiani e antiche tradizioni.
Ma oggi gli attentati la fanno da padrone. Controllo del territorio a tripla faccia:quello pakistano (ora con un governo in parte filo-americano), quello dell'area tribale e quello del futuro afghano.
Un futuro -occidente a parte- fatto ancora una volta di accordi tribali, di commerci illegali, di finanziamenti, di guerra alle coltivazioni all'oppio mai volute veramente da nessuno.


Quetta: venditori al mercatoQuetta: il cavallo come mezzo di locomozione e trasporto