Legio XIII Gemina

Categoria: Reportage Pubblicato: Lunedì, 20 Giugno 2011 Scritto da administrator

Foto di Max Angeloni


I membri di CIVILTA’ ROMANA, dediti allo studio di questa legione, hanno ricostruito, dopo attenti e rigorosi studi, la I CENTURIA, I MANIPOLO della I COORTE della XIII GEMINA, ed hanno il compito di studiare l'esercito romano e le sue tattiche di battaglia attraverso la consultazione di fonti storiche dell'epoca (Tacito, Cesare, ecc.) e di testi e saggi odierni, abbinando la pura ricerca all'implementazione realistica e sul campo di quanto ipotizzato dagli archeologi e dagli storici.

La Legio XIII, conosciuta come Legio XIII Gemina ("legione gemella") dopo il 31 a.C., è una delle legioni romane storicamente più degne di nota, fu una delle legioni che furono comandate da Giulio Cesare e dai suoi Legati nelle sue campagne in Gallia e anche nelle successive guerre civili contro la fazione dei Pompeiani. È soprattutto la legione che per prima attraversò (secondo lo stesso Cesare nel De bello Gallico e lo storico Tito Livio) il Rubicone il 10 gennaio del 49 a.C.. Grazie alla sua affidabilità fu trasferita continuamente in molti degli scenari più caldi del Limes. Il simbolo della legione era il leone, presente sempre sui suoi vessilli.

 

Nel periodo Repubblicano, la Legio XIII Gemina fu reclutata da Giulio Cesare nel 57 a.C., in qualità di Proconsole della Gallia Romana, in vista della campagna contro le popolazione della

Gallia Belgica. La Legione al comando del Proconsole combatté e sconfisse le tribù belgiche (misto di Celti e Germani) confederate dei Bellovaci (erano al comando della Lega antiromana), Suessoni, Nervi, Atrebati, Ambiani, Morini, Menapi, Caleti, Veliocassi, Viromandui, Atuatuci, Condrusi, Eburoni, Ceresi e Pemani per un totale superiore ai 300 mila combattenti (fonte: De Bello Gallico – Libro II). Durante questa e le altre Campagne in Gallia (58 a.C.-51 a.C.) la legione partecipò appena costituita alla battaglia del Sabis contro i Nervi, all'assedio di Gergovia, e anche se le fonti non la citano, è ragionevole ipotizzare che la XIII abbia partecipato anche all’assedio di Alesia che, con la cattura di Vercingetorige, Rix della tribù degli Arvervi rappresentò la definitiva conquista della Gallia da parte di Cesare.

Dopo le campagne in Gallia, il Senato romano rifiutò di prolungare il proconsolato a Cesare, intimandogli di abbandonare il comando delle legioni e di ritornare a Roma per affrontare il giudizio del senato. Costretto a decidere se abbandonare la sua carriera politica o causare una guerra civile, Cesare con la sua Legio XIII attraversò il Rubicone (i legionari della tertiadecima furono testimoni nel gennaio del 49 a.C. della famosa frase pronunciata da Cesare: “Alea iacta est” - "il dado è tratto"), dando inizio, di fatto, alla guerra civile contro la fazione degli Optimates ed il Senato di Roma.

La legione rimase sempre fedele a Cesare durante la guerra civile contro la fazione senatoriale guidata da Pompeo e fu sempre attiva durante tutto il conflitto, combattendo la battaglia di Dyrrachium (odierna Durazzo) e quella di Farsalo, nel 48 a.C. Dopo la decisiva vittoria in Grecia (Farsalo appunto), la legione fu sciolta e i milites "pensionati" con la tradizionale assegnazione di terre (missino agraria). La legione fu però richiamata in armi nel 46 a.C. per prendere parte alla battaglia di Tapso (in Africa) e alla successiva Battaglia di Munda (in Spagna) nel 45 a.C. contro gli ultimi seguaci di Pompeo. Dopo quest'ultima battaglia, Cesare sciolse nuovamente la legione premiandola con l'assegnazione di fattorie in Italia nei pressi di Spello.

Nel successivo periodo Imperiale, l'imperatore Augusto ricostruì nuovamente la legione nel 41 a.C. per affrontare la ribellione di Sesto Pompeo, figlio di Gneo che con le sue navi imperversava nel Mediterraneo, creando non pochi problemi di approvvigionamento di grano per Roma. La XIII partecipò anche a questa Campagna per liberare la Sicilia. Pare addirittura che un miles della Tertiadecima in un’occasione salvò la vita dello stesso Ottaviano. Dopo la battaglia di Azio, dove M. Vipsanio Agrippa, valente generale di Augusto sconfisse la coalizione di Marco Antonio e la regina d’Egitto, Cleopatra in una memorabile battaglia navale (31 a.C.), la Legio XIII acquisì il cognomen GEMINA (gemella, che era l'appellativo comune per indicare le legioni costituite a partire da porzioni di altre legioni), per essere stata rinforzata con legionari veterani per quello scontro. Il primo Imperatore, Ottaviano Augusto (27 a..C. – 14 d.C.) inviò poi la legione a Burnum (l'odierna Tenin) nella provincia romana dell'Illiria (oggi in Croazia), mentre nel 16 a.C., la legione fu trasferita ad Emona (odierna Lubiana), in Pannonia, dove dovette fronteggiare le ribellioni locali. L’anno 6 d.C., Augusto inviò il futuro Imperatore Tiberio (14 – 37) per sedare la rivolta dalmato-pannonica. Tiberio portò con se ben otto legioni compresa la XIII. Il conflitto si risolse con la vittoria romana nella località di Andretium (nelle vicinanze di Salona) solo quattro anni più tardi che mise fine alla rivolta.

Dopo la disastrosa Battaglia della foresta di Teutoburgo del 9 d.C., nella quale i Germani di Arminio annientarono tre legioni romane, la XIII Gemina fu inviata a Vindonissa, nella provincia della Germania Superior, per prevenire ulteriori attacchi delle tribù germaniche. L'imperatore Claudio (41 – 54) spostò nuovamente la XIII Gemina in Pannonia intorno al 45; a quel tempo la legione era di stanza a Poetovio (Ptuj nell'odierna Slovenia). Dopo la morte di Nerone, nell'anno dei quattro imperatori (69 d.C.), la XIII Gemina si schierò prima con Otone (morto suicida dopo la sconfitta) contro Vitellio e dovette soccombere sotto il suo comando nella prima battaglia di Bedriacum (14 aprile 69 d.C.), l’odierna Cremona e poi con Vespasiano (Comandante delle Legioni d’Oriente), nuovamente contro Vitellio, che alla fine fu sconfitto dal generale di Vespasiano, M. Antonio Primo (seconda battaglia di Bedriacum 24 ottobre 69), fatto prigioniero e poi giustiziato dal nuovo Imperatore Tito Flavio Vespasiano (69 – 79).

Un nuovo imperatore della famiglia Flavia, Domiziano (81-96), in occasione delle campagne daciche, trasferì la legione, che si trovava accampata a Vienna (Vindobona) dall’89, in Dacia ad Apulum, per presidiare la regione. La legione fu poi spostata quando la Dacia fu evacuata, e riposizionata nella Dacia Aureliana. Vexillationes della XIII Gemina combatterono sotto l'imperatore Gallieno (253-268) nell'Italia settentrionale. L'imperatore, per celebrare la legione, coniò un “antoniniano” con il leone, antico simbolo della legio (259-260). Con l'abbandono della Dacia da parte di Aureliano (270 – 275), la Legione fu trasferita nel castrum di Ratiaria (Moesia) dove rimase almeno per tutto il IV secolo. Nel V secolo, secondo la Notitia Dignitatum, la Legio tertiadecima Gemina si trovava in Babilonia d'Egitto, una fortezza strategica sul Nilo, lungo il confine tradizionale tra l'alto e il medio Egitto, sotto il comando del comes limitis Aegypti, sotto quindi il dominio dell'Impero Romano d'Oriente.

Alcuni dei comandanti della LEGIO XIII

  • C. Giulio Cesare,
  • M. Salvio Otone,
  • M. Antonio Primo,
  • Tiberio Giulio Cesare Augusto,
  • Tiberio Manilio Fusco,
  • M. Stazio Prisco Licinio Italico.

Castra della LEGIO XIII

  • Burnum, Illyricum (I secolo a.C.)
  • Emona, Pannonia (I secolo d.C.)
  • Vindonissa, Germania Superior (I secolo d.C.)
  • Poetovio, Pannonia (I secolo d.C.)
  • Vindobona, Pannonia Superior (97 – 101 d.C.)
  • Sarmizegetusa, Dacia (102-105 d.C.)
  • Apulum, Dacia (106 – 270 d.C. ca.)
  • Ratiaria, Moesia (dal 274 d.C.)
  • Babilonia d’Egitto (fino al IV secolo)

Fonte: http://www.civiltaromana.it

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