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Tecnica

Il ritratto fotografico

Testo e Foto di Leopoldo Minicucci

Il soggetto

L’artista e il soggetto

Un autore è sempre vincolato a certi soggetti. Questo accade per gli stessi motivi che nelle arti rendono indissolubili forma e contenuto. E’, a mio avviso, errata l’idea che ritiene indifferente la cosa rappresentata rispetto al modo della sua rappresentazione, infatti il modo di rappresentare dipende fortemente dalla cosa rappresentata. Il potere dell’artista è quasi assoluto quando tratta materia che gli sono congeniali e che perciò conosce. Poco o nulla negli altri casi. Tale congenialità si traduce poi nella preferenza di certi oggetti-soggetti.

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Le regolazioni base

di Massimiliano Angeloni

Che scattiamo in Jpeg o in Raw, per ottenere ottime fotografie non serve impazzire con i settaggi della nostra reflex…

I misurati gesti con i quali una pellicola viene caricata nella macchina fotografica non è solo l’operazione che ci permette di iniziare a fotografare ma un precisa scelta che influenzerà il risultato di tutti fotogrammi che andremo a impressionare. Infatti la pellicola non è solo una semplice superficie “sensibile” ma un vero e proprio interprete della luce che andremo a scrivere. Invertibile o negativa, a colori o in bianconero a bassa o ad alta sensibilità ogni emulsione ha una sua resa, una sua incisione, una sua interpretazione dei colori e dei toni. Con il digitale non è più così, la pellicola è rilegata ad un prodotto di nicchia, e per le mani ci ritroviamo macchine fotografiche che ci offrono modi e mezzi in cui solo le nostre capacità rappresentano il limite dei risultati che possiamo ottenere.Già, ma le infinite possibilità per molti utenti suonano un po’ come il doversi arrangiare da soli, così come le centinaia di pagine dei libretti di istruzioni, riempite di spiegazioni e istruzioni superficiali di difficile interpretazione, scoraggiano i più a saltare a pie’ pari tale lettura e limitarsi a fotografare con le funzioni base o preimpostate della propria macchina. Ed ecco che, a fronte di risultati deludenti in molti utenti può insorgere una sorta di sconforto; di ansia da… prestazione fotografica...continua sul numero di dicembre di FOTOGRAFIA REFLEX

 

Il Ritratto

Foto e Testi di Massimiliano Angeloni

Il ritratto Il ritratto
Cos'è un ritratto? Domanda facile vero?
E allora provate a dare una risposta.
ehmm... forse non è così facile descrivere a parole cosa sia un ritratto.
Si può provare a liquidare il quesito dicendo che il ritratto è un riproduzione che raffiguri una persona dalla testa alle spalle.
In effetti è una risposta perfetta... per una fototessera.
Diamo un aiutino. Chiudete gli occhi e immaginate due opere famose: La Monnalisa di Leonardo Da Vinci e Marilyn di Andy Warhol. È indiscutibile che siano due ritratti. Ma cosa hanno in comune? Apparentemente nulla. Anzi, è difficile immaginare due interpretazioni così distanti tra loro di una persona. Eppure proprio la parola "interpretazione" può fornire la chiave di lettura per rispondere al nostro quesito.

continua sul numero di Aprile di Fotografia REFLEX

 

Ogni luce è buona

Silvia Sera di Massimiliano Angeloni

Scattiamo i nostri ritratti con la luce disponibile (seconda parte). Accorgimenti tecnici ed esempi per dei ritratti perfetti
Nel numero di aprile di Fotografia Reflex abbiamo iniziato ad affrontare il “caso ritratto”. Tra gli argomenti che abbiamo approfondito un punto è rimasto in sospeso. Infatti, oltre al ritratto “rubato” e a quello “posato”, esiste un terzo tipo di situazione fotografica.
A questo proposito ci viene in mente un quadro di una grande pittore “Ragazza con turbante” (conosciuto anche come “Ragazza con orecchino di perla” ) di Jan Vermeer.
Questo opera fu presa come spunto, durante una chiacchierata sul ritratto, dall’amico Maurizio Nicosia, docente universitario di Storia dell’Arte oltre che fotografo di indubbia qualità. L’aspetto particolare di questo opera è proprio l’espressione sorpresa della ragazza...continua sul numero in edicola di FOTOGRAFIA REFLEX
 

Professionista fotografo: Il fotoromanzo

Foto e Testi di Massimiliano Angeloni

Un genere che attraversa 60 anni di fotografia e che ha raccontato il costume italiano dal dopoguerra ad oggi. Ecco come funziona il gioco

Si è detto di tutto. Che sia una lettura “da serve” e che è stato un fenomeno culturale più importante del neorealismo. Che sia stato una trasgressione dei valori perbenisti, ma anche fondamentale per l’alfabetizzazione dell’Italia della ricostruzione. Che sia una lettura popolare e di intrattenimento e che sia stata l’unica capace di anticipare e descrivere i rapidi mutamenti della società. Insomma... si è detto tutto e il contrario di tutto in questi sessant’anni trascorsi da quando è apparso per la prima volta, ma una cosa è certa: il fotoromanzo è stato, è, e resterà una realtà che ha contribuito, in modo significativo, a modificare, rispecchiare e narrare una fetta del costume italiano.
Personalmente non ci viene in mente un altro fenomeno culturale continuativo in cui la fotografia abbia assunto un valore così determinante nel succedersi delle generazioni. Non sarà fotografia intesa come massima espressione visiva e artistica, non sarà fotografia intesa come romantica o cruda descrizione di fatti e avvenimenti, ma non c’è altra applicazione in cui la fotografica abbia avuto una continuità e una capacità narrativa così predominante da imporsi pagina dopo pagina, generazione dopo generazione, cambiamento dopo cambiamento...continua sul numero di febbraio di FOTOGRAFIA REFLEX

 


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