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Da cameramen a... giornalista sul campo

Bambino Testo e foto di Guido Del Turco

Anni fa un sindacalista convinse l'allora presidente della rai Enrico Manca, a trasformare il contratto dei cameramen che andavano in zone di guerra o che comunque documentavano da soli gli avvenimenti, in contratto giornalistico. Quel sindacalista convinse il presidente con un esempio:" prova a ricordarti l'ultimo servizio di un telegiornale dal fronte. Prova a ricordarti le frasi, che accompagnavano il servizio. Non te ne verrà in mente una. Prova a ricordarti le immagini, le istantanee, il film, i fotogrammi di quel pezzo,  te le ricordarai tutte o quasi". Manca disse di si.
Nel 2005, ebbi la fortuna di far parte di una delegazione di giornalisti a Kabul. 6 giorni indimenticabili. O quasi. Perché l'unica cosa che non ricordo sono i testi dei pezzi o dei collegamenti fatti per il telegiornale per il quale lavoravo.


Kabul Ma sono nitide nella mia mente le immagini, gli attimi trascorsi sulle strade di Kabul dove giravamo scortati da due Linch e da una sorta di rambo sul nostro autobus. Ricordo nitidamente l'incontro con il re dell'Afhanistan, che poi da lì a poco sarebbe morto. Le cene all'ambasciata. La polvere. Le case distrutte, il caos della città. Gli aquiloni che di lì a poco tutti conobbero grazie ad uno splendido libro.
MA la cosa che mi rimase più impressa fu il centro della croce Rossa gestito da Alberto Cairo. Una sorta di piccola grande azienda dove tutti ( dipendenti e pazienti ) hanno lo stesso problema. Un arto amputato. E dove gli ex pazienti, lavorano per costruire protesi, per chi è appena saltato su una mina o per chi deve sostituirla. C'è un lungo corridoio, dove generazioni diverse si esercitano a camminare, dove in continuazione fanno avanti e indietro per camminare il più normalmente possibile. Ecco quella e' l'istantanea che mi ricorda Kabul. La fierezza dello sguardo di un bambino diventato uomo. La forza e lo smarrimento degli occhi. Nulla che porti ad altre conclusioni, come il tema di una guerra giusta o sbagliata. Solo una foto, uno  sguardo. Due piedi di alluminio o chissà quale altro materiale. Questa foto è il mio ricordo di kabul. Un'istantanea, ritoccata poi con un programma di computer, che non ha bisogno di un commento, di una frase, di un testo.

Guido Del Turco

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