Testi e Foto di Guido Del Turco
Sono scatti, foto (fatti con il fine di raccontare) di un recente viaggio in Terra Santa.
Scatti rubati a Betlemme.
La dove una coppia di palestinesi più di 2000 anni fa mise al mondo un bambino chiamato Gesu’.
Oggi quel posto ricordato e raccontato ogni anno nelle case cristiane con un presepe, con i re magi, con animali da fattoria, può, anzi deve essere raccontato in altra maniera. Perché oltre la natività, oltre la magia di quella Basilica contesa da Armeni e Greci ortodossi, dai frati francescani, c’è una Betlemme diversa che indipendentemente dai torti o dalle ragioni di due popoli ( l’ebreo e il palestinese – cristiano o musulmano che sia ) vive in una dimensione irreale. Vive entrando ed uscendo da un ceck point ( quando l’accesso o l’uscita è consentita da rigidissime guardie israeliane ). Vive in un villaggio di case costruite in una notte, spesso senza infissi, circondato da un enorme muro di cinta.
Chi prova a scavalcarlo è annientato da una scarica di corrente o mitra. Vive circondato da guardie armate. Ragazzine e ragazzini con in mano un mitra. Ventenni che dimostrano il doppio degli anni, che forse non hanno mai avuto un’ infanzia o adolescenza.
I bambini frequentano scuole (quelli più grandi università ) circondate da filo spinato. Da sbarre. Ecco questo è il senso di questi pochi scatti. Raccontare una realtà di fatto. Senza esprimere giudizi. Senza distribuire torti o ragioni. Consapevole però che il processo di pace in Medio Oriente e’ un’illusione.
Chi pensa di realizzarlo davvero è un po’ come disse Andreotti, colui che - occupandosi delle ferrovie - immagina che il bilancio possa andare in attivo. Un’utopia che nuove e consapevoli generazioni ereditano potendo fare poco.
Alle foto di Betlemme ne aggiungo una. Non è un inutile omaggio. E’ un incentivo per chi vuole fare il Cameraman di guerra. In terra santa ho conosciuto e lavorato con Garo. Non gli ho mai chiesto nei due giorni di lavoro un’inquadratura. Non c’era bisogno, lui reporter da zone calde è allenato al lavoro che ama. La telecamera è il suo terzo braccio. E’ un uomo dall’eta’ indefinibile. E’ un cristiano di origine armena. Un cameraman che ha lavorato al fianco dei migliori inviati al mondo. Autore di quasi tutti i libri fotografici e cartoline in vendita a Gerusalemme. Ogni scatto qui presente è uno sguardo che Garo e al sua telecamera avevano catturato con qualche secondo di anticipo







