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Prove sul campo: X-mount complete review

Negli articoli dedicati alle prove sul campo della X-Pro1 e della X-E1 abbiamo evidenziato come il nuovo sistema ad ottiche intercambiabili della Fujifilm rappresenti un nuovo standard.
Un nuovo standard che sarebbe limitativo rilegare unicamente nel segmento fotografico delle CSC.
Certamente ancora il parco ottiche non è completo. Così come alcune incertezze iniziali legate alla velocità operativa sono state sostanzialmente eliminate o limate con l’introduzione di nuovi firmware.
Ma cosa può offrire oggi, dopo solo otto mesi dalle prime apparizioni sugli scaffali dei negozi, questa visione “Old School” della Fujifilm? Otto mesi che hanno visto crescere esponenzialmente sia gli elementi del sistema sia l’interesse degli utenti?

Le macchine fotografiche sono diventate due, e, come abbiamo sottolineato in questo articolo, la scelta tra la X-Pro1 e X-E1 è legata più alla propria interpretazione della fotografia piuttosto che alle soluzioni adottate dalle due macchine fotografiche.
L’elettronica è la stessa e pertanto Autofocus, Sensore, e Processore sono uguali.
E allora? Cosa altro vogliamo aggiungere? Quali sono i “nuovi” elementi che ci spingono a realizzare un articolo lungo e articolato quando ormai gli elementi singoli della baionetta “X” sono stati già svelati?

Già, i singoli elementi. Ma i singoli elementi non sono un sistema.
Ed è il sistema nel suo insieme che determina la scelta di un mezzo fotografico.
Un elemento preso singolarmente vuol dire poco o nulla. Così come, anche un sistema completo, se non lo si analizza nella fotografia reale, non può trasmettere la giusta esperienza per comprendere pienamente le possibilità fotografiche offerte.

Quindi lasciamo parlare i fatti
Questo articolo è stato realizzato e scritto a 4 mani alfine di “raccontare” il maggior numero di situazioni fotografiche. Situazioni fotografiche anche molto differenti tra loro.
Ma che volete, noi non sappiamo accontentarci di qualche foto scattata distrattamente né sappiamo trarre conclusioni dalle foto fatte ad un pupazzetto, due fermagli e una libreria.
Noi viviamo di fotografia e pertanto non proviamo le macchine. 
Noi le macchine fotografiche le utilizziamo per lavoro.
Permetteteci di essere presuntuosi, ma la differenza c’è… è tanta… e si vede.

 

Prova sul campo X-E1: Fotografia in luce ambiente (Natural Landscape, Urban Landscape, Street Photography).

Testo e foto di Donato Chirulli

Una volta valutate somiglianze e differenze con la sorella maggiore, possiamo ora passare ad una prova “sul campo”.

La fotografia in luce ambiente, il paesaggio (sia urbano che naturale), la Street photography, sono generi che “stressano” al limite le capacità operative e quelle qualitative dei nostri mezzi fotografici.
Spesso, per chi opera nella vita reale, si passa da un genere all'altro nel giro di poco tempo e, altrettanto rapidamente, da una condizione d'illuminazione all'altra.

Una cosa infatti, è fotografare un paesaggio in piena luce e, poco dopo, scattare all'interno di uno stabilimento balneare abbandonato.
Una cosa è fotografare monumenti di giorno, ed un'altra fare Street una volta sceso il buio della notte. Ci vogliono quindi fotocamere ed obbiettivi piuttosto eclettici, in grado di soddisfare esigenze funzionali estremamente differenti tra loro, pur mantenendo sempre elevato il livello dell'immagine finale.

Abbiamo per questo sottoposto la X-E1 ad un duro test operativo, in tutte le nostre abituali condizioni di lavoro reale. Tutte le immagini presentate sono files Jpeg, con settaggi flat (Saturazione, Emulazione pellicola, Contrasto, White Balance, Gamma Dinamica, Sharpening), tranne dove diversamente specificato. In post-produzione è stato effettuato solamente un lieve aggiustamento dei livelli di luminosità.

Iso 200 - Focale 27 mm - f/11 1/140 sec.

Iso 800 (Auto) - Focale 27 mm - f/8 1/1800 sec. Un caso criticabile di scelta del software operativo con Iso settato su Auto, che però mostra
come le caratteristiche qualitative dell'immagine rimangano intatte anche in situazioni simili.

Iso 200 - Focale 38 mm - f/11 1/90 sec.

Iso 200 - Focale 67 mm - f/4 1/2200 sec.

Un esempio di tre diversi settaggi "Simulazione pellicola" della XE-1 - Iso 200 - Focale 27 mm - f/11

Dal punto di vista qualitativo, l'accoppiata fotocamera/zoom 18-55 mm mantiene pienamente le promesse in ogni campo di utilizzo. Le caratteristiche ormai ben note del sensore X-trans vengono adeguatamente sfruttate dalla nuova ottica che, pur non brillando per personalità, restituisce immagini ben dettagliate e cromaticamente corrette.
Naturalmente, quest'ultimo aspetto dipende anche dai diversi settaggi impostati dall'utente, sia come emulazione pellicola, che come parametri di saturazione/contrasto/white balance e sharpening. Contenuta la distorsione dell'immagine, anche se non del tutto assente.

 

Iso 200 - Focale 27 mm - f/8 1/1200 sec. - Un esempio di file Jpeg B/N realizzato direttamente dalla fotocamera.

Iso 200 - Focale 83 mm - f/4 1/1500 sec. Un altro esempio di file Jpeg B/N realizzato direttamente dalla fotocamera.

 

Le stesse positive caratteristiche mostrate nel paesaggio naturale, sono ben evidenti anche nel paesaggio urbano.

Iso 200 - Focale 59 mm - f/3,6 1/2400 sec.

Iso 200 - Focale 27 mm - f/11 1/100 sec.

Iso 200 - Focale 83 mm - f/4 1/1100 sec.

Iso 400 (Auto) - Focale 27 mm - f/11 1/450 sec. -  Esempio di file Jpeg B/N realizzato direttamente in macchina.

Uso pratico: l'XE-1 si è dimostrata una fotocamera piuttosto comoda da usare: leggera, compatta, con i comandi facili da raggiungere e razionalmente disposti.
Particolarmente utile il tasto “Q”, tramite il quale si accede rapidamente ad una serie di settaggi di uso molto frequente.
Ottima la possibilità di definire fino a 7 profili utente personalizzati.

Solo un paio di nei “macchiano” questa performance: la difficoltà d'uso dell'oculare per chi porta gli occhiali, e la possibilità di azionare involontariamente i comandi posti vicino al bottone centrale dei menù.
Ci siamo a volte trovati infatti, con il modo “macro” inserito involontariamente.

La velocità operativa è molto buona anche se, come tutte le Fuji serie X, l'autofocus non è notoriamente un “fulmine di guerra”.

Criticabili (come in quasi tutte le fotocamere in commercio) le scelte che il software di gestione opera nei rapporti tempi/diaframmi/valori Iso, quando questi ultimi sono impostati su Auto.

Iso 200 - Focale 35 mm - f/3,6 1/150 sec.

Iso 200 - Focale 31 mm - f/5,6 1/350 sec.

Iso 200 - Focale 27 mm - f/2,8 1/110 sec.

Iso 800 - Focale 83 mm - f/4 1/125 sec.

Iso 200 - Focale 64 mm - f/5,6 1/280 sec.

Iso 200 - Focale 83 mm - f/4 1/3200 sec.

Per quanto riguarda la resa in situazioni di scarsa luce ambiente, dobbiamo dire che la nuova Fuji si comporta egregiamente in ogni occasione. I risultati sono eccellenti anche a 3200 Iso, buoni a 6400 ed ancora sufficienti a 12.800. In casi estremi, è possibile arrivare a 25.600 Iso dove, nonostante lo scadimento qualitativo, l'immagine è ancora utilizzabile, e questo fattore può fare la differenza tra avere una foto importante e non averla. Non esiste quindi, praticamente, alcuna situazione in cui la XE-1 non sia utilizzabile a mano libera, pur con lo zoom con apertura massima f/2,8-4.0. A maggior ragione, se si usano focali più luminose come il 35 mm 1,4.



Abbiamo effettuato questo test in una comune situazione di luce ambiente, al fine di evidenziare le caratteristiche di resa della XE-1 ad alti valori

Iso, sia con lo zoom alla focale 35 mm, che paragonandolo alla focale fissa 35 mm f/1,4. Come vediamo, regge molto bene il confronto.


iso 500 (Auto) - Focale 27 mm - f/2,8 1/30 sec.

Iso 2500 (Auto) - Focale 83 mm - f/4 1/60 sec.

Iso 4000 - Focale 27 mm - f/2,8 1/30 sec.

Iso 500 (Auto) - Focale 43 mm - f/3,2 1/125 sec.

Iso 6400 - Focale 83 mm - f/4 1/10 sec. - In questo caso, abbiamo dovuto usare la maf manuale, perché l'autofocus non riusciva a lavorare.

Iso 3200 - Focale 27 mm - f/2,8 1/30 sec.

Iso 4000 - Focale 83 mm - f/4 1/60 sec.

Iso 4000 - Focale 76 mm - f/4 1/60 sec.


In conclusione: la X-E1 si è rivelata un ottima fotocamera, ben sfruttata dal nuovo zoom 18-55 mm. Le caratteristiche qualitative che sono già note ai possessori del modello X-Pro1, si ritrovano infatti intatte in questo modello.
Quello che cambia è l'aspetto operativo: la macchina è più compatta e leggera, fattore che si rivela estremamente positivo nella fotografia di movimento.
La velocità dell'autofocus, pur essendo stata sostanzialmente implementata rispetto all'uscita della X-Pro1, meriterebbe un'ulteriore evoluzione per consentire un'immediato utilizzo in generi come la street photography dove, ad esempio, è richiesta una perfetta conoscenza del mezzo ed una buona abitudine al suo uso, per poterne sfruttare al meglio le caratteristiche.
Un consiglio che ci sentiamo di dare, specialmente in condizioni di scarsa illuminazione (dove la precisione e la rapidità dell'autofocus calano vistosamente), è quello di ampliare al massimo l'area di messa a fuoco, tramite la pressione del tasto “AF” sulla sinistra e la rotazione della ghiera di comando. In questo modo si ottiene una risposta decisamente più pronta.
Fate anche attenzione a non ostruire l'illuminatore ausiliario con la mano posta sul pulsante di scatto.
In sintesi, queste caratteristiche fanno della X-E1 una macchina per fotografi che amano la fotografia da "passeggio", pur pretendendo il massimo sotto l'aspetto qualitativo. La scelta rispetto alla sorella maggiore X-Pro1, in questo caso, dipende esclusivamente da fattori personali, legati al differente "stile" delle due fotocamere.
La X-E1 si avvicina molto all'ideale nel genere Street. Dalla elevata qualità dell'immagine in ogni situazione d'illuminazione, alla compattezza e leggerezza.
Se Fuji riuscisse ad evolvere ulteriormente la velocità di messa a fuoco sarebbe uno strumento perfetto.
Personalmente la preferisco alla X-Pro1 poiché, a parità di caratteristiche dell'immagine finale, il minor ingombro, la compattezza ed il peso ridotto, diventano dei fattori importati nell'utilizzo pratico.

 

Prova sul campo X-Pro1: Fotografia in luce ambiente (Natural Landscape, Urban Landscape, Street Photography).

Testo e foto di Max Angeloni

Per quanto riguarda le differenze riscontrabili con la X-Pro1 rispetto alle situazioni fotografiche affrontate ed illustrate da Donato Chirulli con la X-E1, c’è poco o nulla da aggiungere rispetto alla qualità di immagine.
Sono uguali.

Quello che cambia è l’approccio che si può avere con i due modelli di macchina fotografica.
Personalmente preferisco la X-Pro1 per i maggiori ingombri che fanno cadere meglio lo strumento in mano e il minor affollamento dei veri tasti e ghiere.

Non rinuncerei mai al mirino ibrido e tutto ciò che questo apporta al mio fotografare. Una visione analogica della realtà alla quale sono tanto affezionato, un risparmio sul consumo della batteria molto accentuato, il piacere di tornare ad assaporare l’inquadratura stile “telemetro”. Anche sotto il profilo delle ottiche preferisco di gran lunga gli obiettivi fissi. Per me fotografare “leggero” vuol dire anche cercare la foto che voglio, e non cercare la foto che capita. Attenzione, questo non vuol dire che il mio sia il miglior modo di fotografare. Mai cadere nell’errore della presunzione personale.

Ma dalla fotografia ognuno cerca il suo modo per esprimersi attraverso le immagini.
Per me, con il sistema X-Mount, ad oggi la fotografia è X-Pro1 e Fujinon 18mm o 35mm.

Iso 400 - Focale 18 mm - f/2 1/1500


Iso 1600 - Focale 18 mm - f/2 1/25. Jpg OOC

 

Iso 4000 - Focale 18 mm - f/2 - 2.5" - post prodotta con Lightroom 4 e Nik Software Viveza2

 

Sala Posa

Testo e Foto di Max Angeloni

Iso 200 - XF60mm f/2.4 R Macro -  f/9 - 1/125

La fotografia in sala posa rappresenta un aspetto molto complesso da affrontare se non si hanno a disposizione i giusti mezzi fotografici.
Infatti, se da una parte, l’ausilio delle fonti artificiali di illuminazioni consentono di adeguare la sessione di scatto alle condizioni di illuminazione ideali, dall’altra la qualità delle immagini acquisite non può esimersi dall’essere il quanto più possibile vicina alla perfezione.

Ma andiamo con ordine.
Per scattare in sala posa abbiamo bisogno di una macchina fotografica, degli obiettivi che ci consentano di passare dalla figura intera al primo piano stretto e di un comander per far scattare i flash in remoto.

Quale miglior occasione per provare la nuova accoppiata Fujifilm X-E1 e Fujinon XF18-55mm f/2.8-4 R LM OIS.
Accoppiata alla quale abbiamo aggiunto l’XF 60mm f/2,4 R Macro per le inquadrature più strette e tutti quegli scatti in cui abbiamo ricercato il massimo dettaglio.

Per farvi un’idea del mio termine di paragone in questa situazione fotografica riporto i miei “abituali” strumenti di lavoro in sala posa:
Nikon D800, Nikkor 24-70 e 70-200 f/2.8, Nikkor 105DC f/2, Nikkor 60 Micro G.

Sulla carta sembrerebbe uno scontro impari.
Sul campo, invece, le cose non sono così scontate come si potrebbe credere. 
Ovviamente non stiamo sottoponendo il sistema X in uno scontro di sistemi ambientato in uno scenario fotografico. Anche perché a questo punto dovremmo fare lo stesso con il sistema Nikon contro quello (per ipotesi) S di Leica e poi quello S di Leica con il sistema H di Hasselblad. Insomma… scenario affascinante ma completamente fuori strada rispetto alla finalità che ci siamo preposti quando abbiamo deciso di realizzare questo articolo.
E questo articolo vuole sintetizzare il comportamento del sistema X nelle condizioni reali di scatto nelle diverse forme e applicazione della fotografia. Situazioni reali di scatto che, affrontate quotidianamente per lavoro, portano per forza di cose ad un confronto con i risultati ottenuti con i vari mezzi fotografici.

Questo confronto però ci porta ad avere la corretta percezione di cosa si può e di cosa non si può fare con un mezzo fotografico. Mezzo che utilizzeremo sul lavoro, gestendo con la massima accuratezza tutte le fasi della sessione di scatto, dalla preparazione alla post produzione.

Il primo scoglio da superare è quello di abituarsi ad avere tra le mani una macchina fotografica piccola e leggera. Sembrerà un paradosso. Ma la fotografia in sala posa è probabilmente quella che “soffre” meno degli eccessivi ingombri degli strumenti fotografici.
Il secondo sforzo che abbiamo affrontato è quello di abituarci al mirino elettronico al posto del tradizionale pentaprisma della reflex.
Entrambi questi aspetti non rappresentano degli scogli insormontabili ma certo è che un periodo di “rodaggio” è indispensabile.


La X-E1 in "assetto" da sala posa... più minimalisti di così.
X-Pro1 - XF35mmF1.4 R - Iso 3200 - f/2.8 - 1/60 - Pellicola Ns

Per ammorbidire la luce frontale abbiamo utilizzato il nuovissimo diffusore LIGHTECH SOFT SHELL 180. L'ampia parabola e l'innovativo sistema a due "teli" interni consente di ottenere una luce avvolgente e uniforme dell'intera figura anche se posizionata molto vicina dalla fonte di illuminazione.

 

Abbiamo detto che sarebbe stato un servizio fotografico professionale?

Bene. Un servizio fotografico in sala posa inizia in sala trucco. Un make-up realizzato ad arte è fondamentale per diversi motivi. Il più evidente è quello di nascondere le normali imperfezioni e conferire un’omogenea colorazione all’incarnato.

Inoltre la scelta del trucco e dell’acconciatura è determinante per dare mutevoli “interpretazione” dello stesso soggetto. E qui è doveroso un ringraziamento a Franca Ferrari, che pur appartenendo al gotha delle Make Up Artist italiane ha messo a disposizione gratuitamente la sua professionalità in nome della vecchia amicizia professionale che ci lega da lungo tempo. 
Ma andiamo avanti. Una volta scelto il trucco in base anche all’abbigliamento e all’ambientazione dell  shooting, realizziamo la regolazione del bianco in base allo schema di illuminazione che utilizzeremo.

 

Iso 3200 - XF60mm f/2.4 R Macro -  f/2.4 - 1/220

Iso 200 - XF18-55mmF2.8-4 R LM OIS - Focale 55 mm - f/11 - 1/125 - Jpg OOC - Pellicola Ns

La regolazione del bianco è un aspetto che troppo spesso è sottovalutato in questa situazione fotografica.  In realtà basta un piccolo pannello bifacciale (Grigio 18% e Bianco) e pochi secondi per compiere questa regolazione.
Regolazione che riguarderà sia l’immediata impostazione della macchina fotografica sia l’acquisizione di uno scatto da utilizzare come punto di riferimento in fase di post produzione.  La personalizzazione del bianco sulla X-E1 (così come la X-Pro1) avviene tramite una procedura rapida e intuitiva.

 


Alla regolazione del bianco personalizzato si può accedere tramite il tasto "Q". Purtroppo però da questa schermata non è possibile effettuare una nuova misurazione.
Bisogna perciò passare per il menù tradizionale per accedere ai sottomenù successivi. A questo punto la regolazione del bianco torna ad essere molto semplice.
Basta inquadrare all'interno di rettangolo un oggetto bianco, scattare, e automaticamente il bianco si imposterà utilizzando le informazioni acquisite dal singolo scatto.

Oltre alla misurazione del bianco in macchina, conviene sempre fotografare un pannello Grigio 18% ogni volta che cambia l'illuminazione.
Questa operazione ci sarà di grande aiuto principalmente per correggere la temperatura colore in fase di post produzione.
Da notare la barra scura inferiore che si determina quando il tempo di scatto è superiore a quello sincro flash. In questo caso 1/250 invece che 1/180.


A oggi, non esiste un software in grado di leggere correttamente le simulazioni film delle macchine fotografiche della Fujifilm.
In ogni caso, che si decida di scattare direttamente in Jpg o meno, consigliamo l’utilizzo della “pellicola” Ns (Pro Negtive Standard (Ns)).
Colori contrasti e passaggi tonali sono studiati proprio per queste situazioni fotografiche.
Se fotografiamo in Jpg ci troveremo con uno scatto già molto equilibrato.
Se utilizziamo il formato Raw, la fase di visualizzazione a monitor ci aiuterà a realizzare un’esposizione corretta.

 

A sinistra il Jpg OOC con la pellicola Ns. A destra il file raw aperto e salvato senza alcun intervento con Lightroom 4.3.

 

Iso 200 - XF60mm f/2.4 R Macro -  f/11 - 1/125 - Pellicola Ns - Post produzione eseguita direttamente sul Jpg.

 

Una volta presa confidenza con la X-E1 in questa “anomala” situazione fotografica ci siamo concentrati su come sfruttare al meglio le ottiche.

Come ben sappiamo il parco ottiche che attualmente completa il corredo del sistema X di Fujifilm è ancora incompleto e gli obiettivi fin qui commercializzati strizzano l’occhio più a situazioni fotografiche di Street e reportage che alla fotografia in sala posa. Sicuramente il Fujinon XF18-55mm f/2.8-4 R LM OIS è un primo passo verso l’ampliamento delle possibilità offerte al fotografo, ma ancora mancano all’appello dei tele specificatamente pensati per il ritratto.

 

Il Fujinon l’XF 60mm f/2,4 R Macro è un obiettivo iper risolvente, geometricamente corretto e in accoppiata con il sensore X-Trans (privo di filtro passa basso) raggiunge livelli di dettaglio catturato impressionante. Ma per il ritratto con luce artificiale questa esuberanza dei dettagli è fin troppa, oserei dire esagerata, tanto da costringerci a vere peripezie per rendere accettabili le imperfezioni del viso. Ma l’equivalente all’85mm f/1.4 è alle porte e non dovremo aspettare troppo tempo per mettere le mani su questa nuova ottica.

 

Come evidenziato da questo crop, il Fujinon XF60mm f/2.4 R Macro ha un potere risolvente eccezionale. In sala posa però tutta questa esuberanza può
essere controproducente se si ha intenzione di scattare direttamente in Jpg. Anche abbassando la nitidezza a zero i difetti della pelle sono sempre magnificati.

 

Il Fujinon XF18-55mm f/2.8-4 R LM OIS invece è uno strument oequilibrato anche in sala posa. La resa lungo tutte le focali è sempre molto alta e, ai diaframmi più comuni, in questa tipologia di fotografia, restituisce una resa molto alta anche ai diaframmi più chiusi. Evidentemente l’architettura del sensore privo del filtro “passa basso” aiuta anche nel contenimento (nei limiti del possibile) del fenomeno della diffrazione. Fenomeno della diffrazione che, per assurdo, a volte siamo andati di proposito a cercare per abbassare il livello di nitidezza globale sempre incredibilmente elevato.

 

Iso 200 - XF18-55mm F2.8-4 R LM OIS - Focale 28,9 mm - f/10 - 1/125

Ultimo appunto per quanto riguarda la velocità operativa globale.
L’AF trova ulteriormente giovamento con la “motorizzazione del 18-55 tanto da poter scattare in scioltezza anche con la modella in movimento. Certo, bisogna “resettare” il proprio cervello se si è abituati a più tradizionali metodi di puntamento.
Il contrasto di immagine è una cosa, il sistema di messa a fuoco con un sensore dedicato è un altro.
Ma è tutta questione di abitudine. Ovviamente il mirino ottico della X-1Pro è quasi del tutto inutile in questa condizione di scatto.

 

Sulla rete si è parlato molto di fantomatici problemi di definizione e presenza di artefatti.
Come sempre la fretta di pubblicare qualcosa nonostante la poca esperienza fatta sul campo con un mezzo fotografico porta a dire cose inesatte.
Il file in alto è un JPG OOC realizzato con il 60 Macro. Nonostante la presenza della fitta trama del tessuto, e il passaggio dal fuoco al fuori fuoco,
il sensore X-Trans ha risolto alla perfezione il dettaglio senza il fenomeno del Moirè.
Fenomeno che senza filtro passa basso sarebbe probabilmente emerso con un sensore tradizionale.

Il file in basso è invece è lo stesso scatto ma in formato Raw aperto e salvato, senza alcun intervento, con Lightroom 4.3. Anche in questo caso nessun artefatto.
Il processo di demosaicizzazione di Adobe è stato svolto correttamente. Quello che manca ancora è l'aggiunta del plus che tutti ci aspettiamo dallo sviluppo di raw
nei confronti del Jpg e la capacità di riprodurre correttamente le pellicole presenti nelle macchine fotografiche di Fujifilm. Tutto il resto sono fandonie.

 

Se per le inquadrature più larghe non rappresenta un problema, l’errore di parallassi nelle inquadrature più strette aggiunge un ulteriore elemento a cui fare attenzione.
Quindi è inutile complicarsi la vita. Per il resto la X-E1 (e la X-Pro1) si comportano come strumenti fotografici di rango in grado di realizzare tutto quello che si aspetta di fare in sala fotografica.
Il livello di qualità di immagine è impressionante così come la resa cromatica è sempre gradevole anche quando spingiamo un po’ sull’acceleratore della saturazione più accentuata. È innegabile che ci troviamo ai massimi livelli qualitativi.
Massimi livelli limitati unicamente solo da un parco ottiche in via di completamento.

Iso 200 - XF18-55mm F2.8-4 R LM OIS - Focale 42 mm - f/11 - 1/125

 


Iso 200 - XF18-55mm F2.8-4 R LM OIS - Focale 55 mm - f/9 - 1/200

 


Iso 200 - XF18-55mm F2.8-4 R LM OIS - Focale 55 mm - f/11 - 1/125
Anche con soggetto in movimento l'autofocus dell'accoppiata X-E1 (X-Pro1)
XF18-55mm F2.8-4 R LM OIS
è sufficientemente rapido e non mostra cali di precisione. Peccato per quella frazione di Stop non selezionabile
che consentirebbe di scattare con un tempo di sicurezza maggiore.

 

Due pecche però vanno rapidamente eliminate.
La prima riguarda il sincro flash a 1/180 In realtà 1/180 è un tempo di sicurezza più che sufficiente ma non si capisce il motivo per non aver prefissato questo tempo di sincronizzazione sul più canonico 1/250. Inoltre, 1/180, scattando in manuale, non è selezionabile poiché non rientra nella divisione in terzi degli stop (1/125 – 1/160 - 1/200 – 1/250).

Tutto questo si traduce che il tempo più veloce utilizzabile in sala posa è 1/160. Inoltre, la selezione intermedia degli stop dei tempi, si resetta anche con la sola visualizzazione degli scatti tramite il tasto “Play”. Quindi se guardiamo le foto scattate o spegniamo la macchina ci ritroveremo con il tempo di scatto impostato a 1/125 (o 1/250).
Basterebbe impostare il tempo “default” di scatto con flash o commander a 1/180 per risolvere il tutto efficacemente.

La seconda riguarda l’impostazione del bianco tramite tasto “Q”.  Il tasto “Q” è la scorciatoia che ci consente di avere accesso immediato a tutte le regolazioni più comuni della macchina fotografica. Attraverso questo menù è possibile selezionare la regolazione del bianco tramite i gradi Kelvin o richiamando il bianco personalizzato. Purtroppo però non è possibile né variare la temperatura dei gradi Kelvin né effettuare una nuova misurazione personalizzata delle temperatura del bianco. Per effettuare queste operazioni bisogna per forza passare per il menù tradizionale. In ogni caso, sia per il bianco che per il tempo sincro flash è sufficiente un intervento via firmware per risolvere il tutto. Aggiornamento firmware che certamente non tarderà ad arrivare.

 

EF-X20

Testo e Foto di Max Angeloni

In molti snobbano questa tipologia di accessori dimenticandosi che la luce artificiale è l’unico elemento “attivo” della fotografia. Noi subiamo la luce ambiente e adeguiamo i nostri scatto in base ad essa. Il Flash, al contrario, ci permette di piegare alle nostre necessità, nei limiti del possibile, la qualità e la quantità della luce. Il Flash EF-X20 non è un lampeggiatore da utilizzare solo in caso di emergenza, ma un piccolo strumento con tutte le carte in regola per entrare di diritto nella borsa del nostro corredo.

Pur avendo numero guida non elevato (20) il piccolo Flash della Fujifilm dispone di una serie di funzioni che ne espandono le possibilità di utilizzo.  La possibilità di scattare in remoto permette di realizzare una illuminazione “creativa” del soggetto. Con la X-E1 piloteremo l’EF-X20 attraverso il lampeggiatore incorporato. Con la X-Pro1 invece dovremo procurarci due Flash.

Come sempre concludiamo con una tiratina di orecchie.
Perché spegnendo la macchina fotografica si spegne anche il Flash?
Quando l'unità è montata sulla slitta va accesa separatamente ma si spegne inseme alla fotocamera. Questa cosa è palesemente fastidiosa e costringe ad effettuare una "doppia accensione" con tutta la perdita di tempo che ne consegue.

 

La ghiera posizionata sulla parte superiore del Flash permette di regolare, in modo rapido e intuitivo, la potenza del lampo emesso. La regolazione può avvenire sia agendo sulla compensazione della potenza nella funzione TTL sia nella funzione manuale.


La levetta posta sul fianco destro permette di abbassare il diffusore interno. In questo modo l’EF-X20 è in grado di coprire l’angolo di campo delle focali inferiori a 20mm

 


Sul fondello è presente un selettore tramite il quale decidere la funzione del Flash. Con X l’EF-X20 si comporterà come unità master. Con N-MODE e P-MODE si imposta l’unità come slave.

 

 

Obiettivi

Testo e Foto di Max Angeloni

Fujinon XF 18mm f/2.0 R: Le tre ottiche immesse sul mercato in concomitanza al lancio della X-Pro1 hanno al caratteristica di unire un'alta qualità globale ad un prezzo contenuto.
Il Fujinon XF 18mm f/2.0 R offre un angolo di campo equivalente su pieno formato di 27-28mm (circa).
Questo grandangolare offre prestazioni di tutto rispetto per quanto riguarda il contenimento della distorsione e l'omogeneità della nitidezza su tutto il fotogramma già da f/4 in poi.
Anche lo sfocato... pur non essendo una peculiarità tipica di queste focali, è gradevole e con la capacità di restituire uno stacco dei piani più che buono.

 

Fujinon XF 35mm f/1.4 R: questo obiettivo è quello che amo maggiormente pur non avendo un grande feeling con il "50mm" in generale.
Osservando i risultati ottenuti è difficile pensare che si tratti di un'ottica offerta a poco più di 500 Euro e che il diaframma sia "solo" un 7 lamelle.
Sfocato e capacità di staccare i piani sono piacevoli e molto marcati nonostante si tratti di un grandangolare. Proprio per questo aumenta il rimpianto per
l'assenza di un'ottica da "sogno" nel catalogo Fujinon. Un obiettivo super luminoso con diaframma a 10 lamelle come miglior tradizione delle ottiche delle telemetro.

 

Fujinon XF 60mm f/2.4 R Macro: questo obiettivo è quello che ha sofferto maggiormente delle incertezze iniziali dell'autofocus della X-Pro1.
Con l'introduzione del firmware 2.0 le cose si sono sistemate e il 60mm macro non presenta più controindicazioni di sorta. Ultra risolvente e geometricamente corretto
questa ottica rappresenta un vero e proprio jolly nel campo dei teleobiettivi. Come va di moda le ottiche macro sono molto apprezzate anche nella fotografia di ritratto.
Personalmente preferisco ottiche più "delicate" per riprendere i volti e le espressioni... ma si tratta di un giudizio personale che nulla toglie alle grandi potenzialità di questa ottica.

 

Fujinon XF18-55mm f/2.8-4 R LM OIS: Primo zoom della Fujinon per l'attacco X. Ha ingombri contenuti nonostante la presenza di una motorizzazione interna e di un sistema antivibrazione.
Ottica "regolare" ha una resa molto lineare su tutto l'arco delle focali senza presentare punti deboli di rilievo. Anche la distorsione appare contenuta fin dalle focali più grandangolari.
Al contrario della concorrenza lo zoom della fujinon non è un'ottica da due soldi piena di compromessi costruttivi e qualitativi.
Un vero best seller soprattutto se acquistato in bundle con la X-E1.
La luminosità variabile, se da una parte ha consentito di realizzare un'ottica relativamente piccola, non consente la pre-selezione dei diaframmi più aperti.
Inoltre, una maggior luminosità alle focali più lunghe avrebbe aggiunto maggior capacità di rendere tridimensionali le immagini.
Ma certamente tutto questo avrebbe comportato un prezzo più alto di commercializzazione e dimensioni maggiori.

 

Gallerie fotografiche e articoli correlati agli obiettivi Fujinon

X-Pro1
X-E1

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http://www.riflessifotografici.com/galleria/category/38.html

Come abbiamo avuto modo di scrivere più volte in queste pagine gli obiettivi Fujinon per il sistema X hanno una resa globale veramente alta. E il XF18-55mm f/2.8-4 R LM OIS non fa eccezione.
Nessuna eccezione anche nel prezzo contenuto nonostante si tratti di uno zoom luminoso, stabilizzato e motorizzato.
Ma ora ci aspettiamo una inversione di tendenza.
Un andare controcorrente rispetto a quello che il mercato propone noiosamente da anni.

Negli ultimo 10 anni, infatti, si producono obiettivi pensati esclusivamente dagli ingegneri e non da e per i fotografi. Probabilmente tutto questo è da imputare al digitale e a i suoi crop spinti d’analisi, alla diffusione ad epidemia dei grafici MTF, alla possibilità di ingrandire subito l’immagine appena scattata sul monitor. Ma non se ne può più. Gli obiettivi sono l’elemento principale per conferire una “personalità” alla fotografia. Tutta questa rincorsa ai bordi senza perdita di dettaglio o all’assenza dei cali di luce periferica ha dato il via ad una serie di vetri senza anima né personalità. Freghiamocene dei test da laboratorio, freghiamocene delle fotine sul web di spillette, tavolette e librerie. Torniamo a realizzare obiettivi pensati per fare fotografie e non per superare i test della rete. Le strade per ottenere immagini nitide lasciamolo ad altre soluzioni come quelle di togliere i filtri passa basso o sviluppando nuove architetture di sensore.

Qui si è arrivati al punto di valutare un obiettivo quasi esclusivamente in base alla nitidezza. Basta… la nitidezza e fin troppa… non ne serve di ulteriore.
Io sono arrivato a scattare in sala con tutti i parametri di nitidezza portati a zero e di sviluppare in camera chiara togliendo sempre tutta la nitidezza.
Ormai sono arrivato ad aggiungere un po’ di “flou” poiché riesco a vedere i pori della pelle magnificati anche in un mezzobusto.
Pensiamo ad altro, pensiamo alla tridimensionalità, pensiamo agli sfuocati selettivi, pensiamo a tutto quell’insieme di elementi che ci fanno rimanere a bocca aperta quando guardiamo uno scatto nel suo insieme.

La giusta dose di “pregi” e “difetti” conferiscono un carattere ben definito ad un’ottica. L’asetticità della (presunta) perfezione, invece, allinea la resa degli obiettivi ad una noiosa resa monocorde. 
Io mi aspetto tutto questo proprio da Fujifilm. Me lo aspetto perché non ha mai avuto paura di andare controtendenza con i sensori, perché è andata controtendenza nella sua progettazione del sistema X, perché è andata controtendenza nel creare un nuovo standard anche nelle compatte (X10 e X100).

Anche le ottiche presentate fin qui sono in controtendenza rispetto a quanto ha fatto la concorrenza al momento della presentazione dei propri sistemi CSC. Non furbi e scadenti obiettivi, ma ottimi strumenti per utilizzare al meglio le proprie macchine fotografiche. Ma ora serve uno sforzo in più. Uno sforzo che non deve strizzare l’occhio alle asettiche prove preconfezionate ma alla fotografia reale. Fotografia reale che non è fatta da chi si limita a scrivere di fotografia ma da chi, ogni giorno, esce per strada con la sua macchina fotografica al collo per cercare di rendere eterno un momento fissando un istante di vita lungo qualche centesimo di secondo.

 

Ringraziamenti

Franca Ferrari: Make up Artist
Chiara di Giacomo: Attrice

Lightech: Photography equipment

 

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