RIFLESSIFOTOGRAFICI

Semplicemente fotografare

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri

Fujifilm X-Pro1

Testo e foto di Max Angeloni

 

Premessa
Ormai ci siamo lasciati alle spalle il Photokina anche se il tam tam mediatico, pilotato ad arte, aveva già svelato tutto le novità con largo anticipo.
Paradossalmente l'anticipare così tanto l'annuncio dei prodotti fotografici fa sembrare gli stessi già vecchi e superati al momento della presentazione ufficiale e roba da archeologia industriale impolverata al momento dell'immissione sul mercato.
Così il Photokina non è stata l'illustrazione degli sforzi prodotti dalle varie case produttrici ma l'inizio del nuovo chiacchiericcio sulle future alchimie tecnologiche che verranno durante il prossimo futuro.
E allora?


E allora io arrivo per ultimo…come sempre.
Come sempre perché questo ritmo accelerato con il quale si parla di quello che dovrà avvenire, fa andare tutti di fretta.
Una fretta che non va d'accordo con l'analisi di uno mezzo destinato alla fotografia… o almeno… non va d'accordo se l'analisi vuole essere realmente approfondita… comparativa e obiettiva.

Quando leggerete queste righe sospese nella rete, probabilmente sarà già vecchia la nuova CSC Fujifilm X-E1… vecchia, ma ancora lungi dall'essere commercializzata ovviamente.

E la XPro1?
Non lo so… per molti è un oggetto ormai svelato da tempo immemore… per me un piccolo universo così ricco che mi costringe a riscrivere interi capitoli della mia analisi ogni giorno… in ogni momento che scopro qualcosa di nuovo in questo piccolo cristallo pieno di sfaccettature.
Ma andiamo con ordine.

Come ho più volte scritto il feeling tra me e le CSC (Compact System Camera) non era mai scattato. Vuoi per i sensori che per dimensioni non consentono né di avere la resa degli obiettivi dei formati maggiori, né la miniaturizzazione delle ottiche delle compatte.
Vuoi perché se il sensore è di generose dimensioni il corredo ottiche è scadente…deludente e inappropriato.
Vuoi perché una volta manca il mirino, vuoi perché una volta i corpi sono troppo grandi, vuoi perché una volta sono troppo piccoli ma io non le ho mai digerite.

Le uniche due interpretazioni di questo segmento che mi avevano stuzzicato, erano paradossalmente quanto più di distante c'è sul mercato dall'idea che ho di quello che dovrebbero essere le CSC: la Pentax Q e le Nikon 1.
Ma che volete… nell'essere contraddittori non sempre si fa peccato… e se si fa peccato è molto divertente.
Per me CSC vuole dire qualcosa in più di togliere uno specchio, dare una sforbiciata al corpo macchina e una rimpicciolita agli obiettivi. Per me le CSC devono essere un'occasione per offrire agli utenti un prodotto… anzi un sistema… alternativo alle reflex ma che conservi pari qualità di immagine e di obiettivi… soprattutto i fissi.
Sintetizzando… una Contax G digitale.

Se così non è, evviva le voci fuori dal coro… evviva la Pentax Q con la sua miniaturizzazione estrema… evviva le Nikon 1 con il loro sistema Autofocus rapidissimo e precisissimo.

La prima appena uscirà di produzione, o qualcuno se ne vorrà sbarazzare a prezzi stracciati, sicuramente entrerà nel mio corredo.
La seconda sarà da rivedere appena il sistema sarà completo e offrirà una scelta più ampia di fissi. Il solo 10mm, seppur rivelatosi un killer per la street, grazie all'incredibile velocità, non giustifica, per me e per il mio fotografare, l'adozione di tale sistema.
Allo stato delle cose preferisco ancora una compatta…
O meglio… ancora preferisco una compatta agli ibridi.
Compatte sia a focale fissa con sensore grande tipo la Fujifilm X100 e Sigma DP, sia con focale variabile e sensore piccolo tipo Fujifilm X10, Nikon P7000/7100/7700 e Canon G11/12/15.

Ma come ho preannunciato su altri lidi alcuni anni or sono, la mia speranza era riposta in Fujifilm da quando delle voci ufficiose ma "ufficiali" dichiararono che l'idea di produrre macchine fotografiche ad ottiche intercambiabile non era abbandonato. All'inizio si pensò alla sostituta della gloriosa Reflex S5. Ma man mano che il tempo passava queste "voci" divennero più dettagliate e il quadro che prevedeva solo un macchina fotografica si ampliò fino alla certezza che i piani futuri prevedevano la produzione di un vero e proprio sistema fotografico.
La X100 svelò il tutto. Pur trattandosi di una compatta la X100 implementava innovazioni tecniche come il mirino ibrido, e scelte stilistiche così particolari che risultava evidente che questa era solo la prova generale di quello che sarebbe dovuto arrivare nel prossimo futuro.
È inutile nascondersi dietro ad un dito. Sono Nikon e Canon che dettano la via da seguire. E questo non perché spendono di più in pubblicità o hanno il "nome" che fa vendere.
Le due Big sono semplicemente le migliori, sono la fotografia digitale. Sono le uniche che hanno saputo mantenere un ideale filo conduttore nel passaggio dall'analogico al digitale.
Non puoi entrare nel mercato proponendo prodotti "similari" e non uscirne con le ossa rotte. Se vuoi ritagliarti una fetta di mercato devi uscire fuori dal coro. Devi proporre qualcosa di differente. Qualcosa che il mercato, magari inizialmente un mercato di "nicchia", richiede e ancora non esiste.

E le uniche che sono in grado di cantare fuori dal coro sono Sigma e Fujifilm.
Sigma però si perde con un marketing che le fa inanellare, non raramente, cantonate e figuracce per quanto riguarda i sistemi reflex (potenzialmente i migliori grazie al sensore Foveon).
Fujifilm, al contrario, riesce ad unire concretezza a innovazione progettuale ed è in grado di pianificare una strategia commerciale a lunga scadenza su prodotti innovativi.

È innegabile che la XPro1 nasce proprio con l'intenzione di aggredire un segmento di mercato ben preciso. Un mercato composto non dai neofiti alla ricerca di una macchina fotografica tutto fare (ormai intasato dalle reflex entry level di Nikon e Canon e dalle miriadi di CSC di fascia bassa che più o meno si assomigliano tutte) ma da coloro che sono alla ricerca di uno strumento di qualità ma che non abbia gli ingombri globali (corpo e ottiche) di una reflex di media-alta categoria.
La linea retrò e il mirino ibrido sono un innegabile simil-ritorno a quello che per lungo tempo è stato il sistema principe della fotografia… il sistema che sapeva coniugare ingombri contenuti ad altissima qualità di resa: il telemetro.
Ovviamente il richiamo a Leica è molto accentuato ed è altresì evidente che il termine "telemetro" serve solo ad indicare una tipologia di macchina fotografica e non il sistema di puntamento della casa di Solms. Ma tant'è che la XPro1 ha preso la sua strada. Ancora una volta una strada molto differente da quella intrapresa dalla concorrenza. Che questa via la porti realmente verso le vette dell'olimpo fotografico lo scopriremo solo in futuro. Per ora possiamo solo limitarci a capire un po' meglio la nuova ammiraglia di Fujifilm.

 

Fujinon XF 18mm f/2.0 R: Le tre ottiche immesse sul mercato in concomitanza al lancio della X-Pro1 hanno al caratteristica di unire un'alta qualità globale ad un prezzo contenuto.
Il Fujinon XF 18mm f/2.0 R offre un angolo di campo equivalente su pieno formato di 27-28mm (circa).
Questo grandangolare offre prestazioni di tutto rispetto per quanto riguarda il contenimento della distorsione e l'omogeneità della nitidezza su tutto il fotogramam già da f/4 in poi.
Anche lo sfocato... pur non essendo una peculiarità tipica di queste focali, è gradevole e con la capacità di restituire uno stacco dei piani più che buono.


Fujinon XF 35mm f/1.4 R: questo obiettivo è quello che amo maggiormente pur non avendo un grande feeling con il "50mm" in generale.
Osservando i risultati ottenuti è difficile pensare che si tratti di un'ottica offerta a poco più di 500 Euro e che il diaframma sia "solo" un 7 lamelle.
Sfocato e capacità di staccare i piani sono piacevoli e molto marcati nonostante si tratti di un grandangolare. Proprio per questo aumenta il rimpianto per
l'assenza di un'ottica da "sogno" nel catalogo Fujinon. Un obiettivo super luminoso con diaframma a 10 lamelle come miglior tradizione delle ottiche delle telemetro.


Fujinon XF 60mm f/2.4 R Macro: questo obiettivo è quello che ha sofferto maggiormente delle incertezze iniziali dell'autofocus della X-Pro1.
Con l'introduzione del firmware 2.0 le cose si sono sistemate e il 60mm macro non presenta più controindicazioni di sorta. Ultra risolvente e geometricamente corretto
questa ottica rappresenta un vero e proprio jolly nel campo dei teleobiettivi. Come va di moda le ottiche macro sono molto apprezzate anche nella fotografia di ritratto.
Personalmente preferisco ottiche più "delicate" per riprendere i volti e le espressioni... ma si tratta di un giudizio personale che nulla toglie alle grandi potenzialità di questa ottica.

 

Ergonomia e comandi.
La prima cosa che ho detto appena presa in mano la XPro-1 è stato "caspita… è leggera".
400 gr a nudo e 450 grammi con batteria e scheda di memoria. Rispetto alla Leica M9 è più leggera di 140 grammi pur condividendo, in linea di massima, le stesse dimensioni. Se questo è un pregio o un indice di minor solidità è troppo presto per dirlo.
La X-Pro1 si brandeggia con estrema naturalezza anche con una mano sola e la disposizione dei comandi e bottoni, seppur numerosi, è a prova, o quasi, di "casuale" attivazione. Per chi ha dimestichezza con gli altri modelli della serie X si troverà subito a proprio agio. La novità è l'introduzione del tasto "Q" ovvero una scorciatoia per accedere alle personalizzazioni dello scatto. Estremamente utile consente di richiamare direttamente 7 "pacchetti" con le regolazioni principali personalizzate a piacimento. Questi "pacchetti" sono composti dai 12 principali controlli di immagine e da 4 generici.
Nella collocazione dei tasti invece, rispetto alla X100, è stato riposizionato il tasto "view/mode" sulla parte superiore destra del dorso della macchina fotografica. Questa variazione trova il suo essere soprattutto in prospettiva di un utilizzo di ottiche manuale. Avendo a portata di "pollice" il comando che determina quale sistema di puntamento utilizzare (monitor posteriore o oculare) la mano sinistra rimane libera.


La X-pro1 continua la tradizione di Fujifilm nell'offrire i migliori jpg direttamente in macchina dell'era digitale. Anche il bianco e nero non fa eccezione.
Le possibili personalizzazioni dell scatto offrono un controllo separato del tono delle alte luci e del tono delle basse luci.
Unendo queste opzioni con l'espansione della gamma dinamica e l'azzeramento del controllo del rumore è possibile creare delle "pellicole" in bianco e nero
dal sapore "analogico" (Foto XF 18mm f/2.0 R, Jpg in macchina).


Sistema di puntamento

Il sistema di puntamento è il vero carattere distintivo della X-Pro1. Ereditato dalla X100 ha subito una ulteriore evoluzione. Evoluzione resa necessaria per mantenere inalterata l'efficacia operativa con tutte le ottiche che si utilizzeranno, comprese quelle a focale variabile. Il mirino elettronico è, come caratteristiche, sovrapponibile a quello della X100 (quello della nuovissima X-E1 dovrebbe essere ancor più performante). Lo schermo Lcd posteriore invece rimane al top della categoria e ne potranno godere solo i possessori dell'ammiraglia di Fuji. Ma indistintamente dalle caratteristiche dei sistemi di puntamento elettronici la vera golosità è il mirino ottico. Mirino ottico che non si limita a fornire una visione "analogica" della scena inquadrata ma integra una serie di funzioni che lo rendono unico nel panorama fotografico attuale.
L'unicità non è rappresentata solamente dalla sovrapposizione delle informazioni in formato digitali ma, soprattutto, dalle soluzioni implementate per correggere gli errori di parallassi e di angolo campo inquadrato.

Ma andiamo con ordine.
Tutti noi ormai siamo abituati ad un sistema di puntamento "diretto". Ovvero, sia che si tratti di Reflex sia di macchina fotografica con mira attraverso il mirino elettronico o monitor posteriore, l'immagine che vediamo restituisce con grande precisione la scena che andremo a fotografare. Il mirino ottico invece è una "finestra" non in asse con l'obiettivo. E non essendo in asse non è in alcun modo collegata a quello che "vede" l'obiettiva. Va da se che le problematiche legate al fattore "scena vista-scena realmente inquadrata" sono molteplici. Al contrario di quanto si possa pensare, il sistema utilizzato dalla X-Pro1 prende la base più dal mirino a "traguardo" con il suo puntamento a visione diretta piuttosto che al telemetro a "coincidenza" con mirino e il prisma orientabile.
Si… vabbè… ma all'atto pratico cosa vuol dire?
Vuol dire che bisogna trovare una soluzione, in fase di progettazione, per delineare con esattezza l'angolo di campo inquadrato in base alla focale utilizzata e alla distanza che separa il piano focale dal soggetto. In sintesi, con i soggetti vicini al piano focale il disallineamento tra la scena inquadrata e la scena così come la vediamo dal mirino è molto più accentuata. Ed è ancora più accentuata man mano che utilizziamo focali più lunghe. Non solo, il disallineamento non comporta unicamente "l'imprecisione" dell'area inquadrata in generale ma anche quella della determinazione del reale punto di messa a fuoco. Un bel rompicapo… non ci sono dubbi. La soluzione di Fujifilm trova le basi nel bel lavoro fatto con la X100. L'aria reale inquadrata viene delimitata da una cornicetta. Cornicetta che modifica il suo posizionamento per correggere lo scostamento una volta eseguita la messa a fuoco. Un po' come accade nelle telemetro "classiche". Al contrario delle telemetro invece il fattore di ingrandimento del mirino varia con la focale. Quindi non ci ritroveremo con una cornicetta minuscola con, per esempio, un 90mm.

La Messa a fuoco invece avviene attraverso la visualizzazione di due rettangoli. Il primo determina la messa a fuoco alla massima distanza, il secondo, di forma rettangolare "spezzata" e leggermente decentrato (più basso e a destra rispetto al primo) indicherà il punto di messa a fuoco nella minima distanza. La distanza dei due quadrati aumenta con l'aumentare della focale. Ovviamente bisogna prenderci la mano e, mentre con i grandangolari lo scostamento tra minima messa a fuoco e infinito è minima, già con il 35mm (equivalente come angolo di campo inquadrato a un 50mm) aumenta sensibilmente. Quindi è piuttosto frequente che il nostro fuoco si trovi nella zona "intermedia", ovvero tra i due rettangoli. Messa a fuoco che viene confermata proprio dall'accensione di un terzo rettangolo verde nel punto esatto in cui la macchina ha fissato la messa a fuoco. A parole sembra tutto molto complicato, nella fotografia quotidiana basta poco per adattarsi e utilizzare con profitto questo sistema di puntamento. In ogni caso basta un leggero tocco della leva anteriore per modificare il mirino da ottico a digitale, qualora non vogliamo correre il rischio di sbagliare la foto.

Con il "quadro di correzione AF" attivato il mirino ottico appare con due "rettangoli di messa a Fuoco. Qullo intero, al centro delle cornicetta, indica il punto di messa a fuoco all'infinito. Quello "spezzato", piu in basso a destra, il punto di messa a fuoco alla minima distanza (Figura A).  Se il nostro fuoco è concentrato ad una distanza intermedia tra quella massima e quella minima, il rettangolo verde della conferma della messa a fuoco di accede in una zona mediana rispetto sempre gli indicatori di minima e massima distanza di messa a fuoco.


Certo è che il mirino ottico offre tanti vantaggi. Il primo è quello di non stancare eccessivamente la vista… il secondo è quello di ritrovarsi a "casa" per chi…come me… ha utilizzato per lungo tempo sistemi a telemetro. Il terzo è quello di raddoppiare, se non triplicare, la durata della batteria. Infatti, se disattiviamo il monitor posteriore e utilizziamo esclusivamente il mirino ottico, la X-Pro1 diventa molto parsimoniosa. Si passa tranquillamente da 300-350 scatti di autonomia ai 900. Inoltre, disattivare il monitor posteriore, non comporta nessuna rinuncia poiché la foto scattata è visionabile nel mirino stesso così come tutte le voce dei menù e i comandi di regolazione. Eppoi diciamo la verità… cosa c'è di peggio che fotografare in maniera discreta, facendo ogni sforzo di mimetismo urbano, e poi farci "sgamare" perché appena scattato andiamo a rivedere sul monitor la nostra foto.
Puntiamo scattiamo regoliamo e (eventualmente) rivediamo sempre utilizzando lo stesso mirino… per me è una gran cosa.
Ultima annotazione…anzi due. Il Photokina ha svelato la nuova X-E1 e con la nuova macchina fotografica di Fujifilm abbiamo capito come si comporterà il mirino ottico della X-Pro1 con gli zoom. Ora, non avendolo provato di persona vi rimando ad un link che spiega bene il funzionamento del tutto. (clicca per vedere il video)

Infine è scomparso il regolatore delle diottrie. Per scattare senza occhiali bisogna ordinare la lente di correzione così come avviene con le Leica M. Ma proprio con la lentina posta davanti al mirino oculare ho intrapreso una aspra guerra che mi vede ad oggi perdente. Pur non avendo bisogno della correzione delle diottrie e non avendola mai svitata se non una volta per capirne il funzionamento, ne ho perse due in breve tempo. Dove come e quando è un mistero. Quindi il mio consiglio è quella di serrarla saldamente e di controllarne il fissaggio periodicamente.


Le prestazioni alle alte sensibilità mantengono le promesse. I 3200 Iso sono una sensibiltà ormai di utilizzo "comune" e la X-Pro1 offre file puliti e con una gamma dinamica di tutto rispetto.
Al contrario della concorrenza la riduzione del rumore, scattando in jpg, può essere disinserita o, addirittura regolata in "negativo".
Personalmente preferisco un po' di rumore in più rispetto all'appiattimento artificioso tanto da non utilizzare quasi mai il filtro anti rumore anche durante lo sviluppo dei file Raw
(Foto XF 35mm f/1.4 R, raw sviluppato con Lightroom 4).


Sul campo
Pronti…via.
E ora cosa dico che non sia banale? Difficile… difficile perché la X-Pro1 non la si può mettere in paragone con nessuna altra macchina fotografica. Difficile perché con il firmware 2.0 sono stati risolte anche alcune pecche che emergevano in fase di messa a fuoco. Difficile perché nell'era digitale una macchina "semplice" può essere interpretata con giudizi diametralmente opposti.
E allora? E allora… e allora come spesso mi accade di fare… parto dalla fine…
A me piace molto.
Mi piace perché finalmente ho uno strumento che mi consente di lasciare a casa la Reflex quando questa non è necessaria. Mi piace perché posso utilizzare ottiche fisse di qualità senza spendere una fortuna. Mi piace perché è discreta. Mi piace perché è uno strumento che se ben interpretato ti consente di concentrarti solo sullo scatto. Mi piace perché la Fujifilm… al pari delle altre Big… continua ad evolverla con aggiornamenti via firmware. Mi piace perché posso scattare anche in jpg ove il raw non sia indispensabile.
Certo.. ci sono dei limiti… e ci sono ancora alcuni particolari da affinare. Ma certo è che al debutto la Fujifilm ha già segnato una strada ben precisa da percorrere.

Per molto tempo ci siamo illusi che la qualità delle nostre foto risiedesse anche nelle dimensioni del nostro corredo. In parte è ancora così. Ma è pur vero che in pochi…anzi in pochissimi…sono in grado di sfruttare le 454654mila opzioni che una moderna macchina fotografica digitale di alta fascia sa offrire. La richiesta di "semplicità" da parte degli utenti è diventata ormai una priorità per le case produttrici così come il ritorno al passato troppo frettolosamente abbandonato in nome delle presunte prestazioni o evoluzioni tecniche.
Diciamo la verità… la fotografia è anche fatta di gesti…di sensazioni… del piacere nell'utilizzare un mezzo con il quale instauriamo un feeling già al primo contatto.
C'è un mercato che vuole la macchina automatica… e c'è un mercato che chiede che l'utente abbia la supremazia sul mezzo

Anche se quest'ultima richiesta è forse una illusione, il ritorno ai piccoli rituali di "una volta", come il ruotare la ghiera dei diaframmi o dei tempi, è un piacere che abbiamo ereditato dal nostro passato. Passato vissuto in prima persona o vissuto attraverso i gesti del papà o del nonno. Attenzione… il mio non è un rinnegare il presente e rimpiangere quello che è stato. È solo una riflessione.
Riflessione di chi… per lavoro… trova innegabile giovamento dalle reflex grosse e pesanti con mille funzioni da poter sfruttare fino all'osso per trarre massimo beneficio dal proprio fotografare.
Ma la fotografia è anche piacere ed eccomi in mano con la X-Pro1 ad affrontare le più disparate situazioni fotografiche per capire fino a dove può spingersi un fotografo con questa macchina fotografica e con il sistema in generale.
Per ora i limiti evidenti sono solo nel parco ottiche non ancora completo. I Fujinon  XF18mmF2 R, XF 35mmF1,4 R e XF 60mm F2.4 R Macro da soli già costituiscono un corredo sufficientemente ampio. Ma certo… almeno per me.. non si può prescindere… nella fotografia con ottiche fisse… dalle due icone per antonomasia (parlo di angolo di campo equivalente): il 35mm e l'85mm.
Arriveranno a breve. Entrambi f/1.4 ed entrambi con la qualità fino ad ora riscontrata negli obiettivi che sto utilizzando.
Obiettivi che consentono di sfruttare pienamente la particolare architettura del sensore X-Trans e l'assenza del filtro passa-basso.
Sensore che riesce a restituire la naturalità delle "pellicole" Fuji selezionabili in tutti i modelli X. Sembra di essere tornati ai fasti della S5. Ovviamente bisogna avere l'umiltà di scattare così come facevamo con la pellicola. Giusta esposizione e giusta illuminazione della scena.
Ecco.. se siamo in grado di rispettare tutto ciò possiamo tranquillamente scattare in Jpg e ritrovarci foto belle e pronte per la stampa.
Per tutto il resto c'è il Raw. Raw che merita un approfondimento a parte a causa di una certa "disattenzione" da parte degli sviluppatori dei principali software di "camera chiara".

Sviluppo in Camera Chiara
Come già sottolineato il sensore della X-Pro1 ha una architettura molto particolare e come tale il processo di demosaicizzazione dei Raw è sostanzialmente differente da quello che accomuna tutti gli altri sensori con un filtro di Bayer tradizionale.
In pratica tutto questo comporta uno sforzo notevole da parte delle software house nel compilare i moduli di sviluppo per questa macchina fotografica. È evidente che tutto ciò comporta un costo in denaro e in risorse ma è altrettanto vero che chi acquista una licenza se ne po' fregà de meno (perdonate l'ispirazione poetica) dei problemi delle varie Adobe, Apple, Phaseone, ACDsee o DXO che sia. Ma lo stato delle cose ci dice che se non c'è la certezza sulla diffusione di una certa macchina fotografica o si limitano a fare il minimo sindacale (come nel caso di Adobe) o addirittura fanno finta di nulla.
Lo sa bene chi utilizzava le S3 e S5 e chi utilizza o ha utilizzato le macchine fotocamere della Sigma.
C'è una sorta di dittatura di "Bayer tradizionale".
Ora… se era lecito aspettarsi da Fuji uno sforzo superiore nel fornire un software degno delle proprie macchine fotografiche (Raw File Converter riesce a far rimpiangere persino le Hyper Utility V2) è altrettanto lecito attendersi… almeno da Adobe… qualcosina di più. Quel qualcosina in più che non è stato fatto nemmeno con l'unica macchina fotografica con sensore tradizionale: la X100. Per minimo sindacale io intendo limitarsi a consentire la sola demosaicizzazione con il profilo Adobe. Niente Velvia…Niente Astia… Niente Provia… niente di niente.
Per comprendere meglio il concetto prendete una foto scattata in jpg con una Fuji X e apritela… poi prendete lo stesso scatto in raw e apritelo con un qualsiasi programma che è in grado di leggere questi file. Confrontateli e capirete cosa intendo dire.
In ogni caso sono fiducioso per il prossimo futuro. Le Fujifilm hanno intrapreso una strada che porterà una larga diffusione delle sue macchine e dei suoi sensori. Adobe non resterà immobile di fronte a questa realtà e sono convinto che si impegnerà per offrire un prodotto di sviluppo pari a quello (impeccabile) offerto per le macchine fotografiche Nikon e Canon.
E ora una tiratina di orecchie a Fujifilm.
Ogni macchina fotografica di rango immessa dalle Big nel mercato viene sempre accompagnato da un software… più o meno complesso… in grado di demosaicizzare il Raw in maniera perfettamente coerente rispetto i parametri impostati in macchina.
Lo fa Nikon, lo fa Canon lo fa Sigma e lo fanno tante altre.
Alcune…come Nikon… offrono anche un software a pagamento molto ben realizzato, molto potente ed espandibile con plug in di terze parti. Anche Fujifilm, ai tempi dell Finepix S3 ed S5 realizzava un software a pagamento. Certo… era ben lontano da Capture NX… ma era un piacere poter rivedere il proprio scatto così come la macchina lo aveva "catturato". Era un piacere poter intervenire sui comandi della gamma dinamica… era un piacere scegliere a posteriori quale "pellicola" fosse la più idonea alla nostra immagine.
Forse sarebbe ora di ripensare a qualcosa di simile.

Per capire maggiormente cosa intendo per "minimo" sindacale rispetto al lavoro svolto dalle varie aziende che producono software per la elaborazione dei raw
basta confrontare le immagini. È innegabile che realizzare la demosaicizzazione di un sensore particolare come quello della X-pro1 non è cosa semplice,
ma è altrettanto innegabile che... almeno da parte di Adobe... ci si sarebbe aspettato di più almeno sotto il profilo dell'interpretazione dei "pictures control".
Con Nikon e Canon l'ultima versione di Lightroom (e Acr) fa un lavoro egregio tanto da fornire agli utenti le stesse opzioni offerte in macchina. Per le Fuji si sono limitati a fornire
unicamente il profilo standard e nulla più. Profilo che si discosta dalle cromie originali in maniera molto evidente.


Per quanto ancora migliorabile sotto il profilo della demosaicizzazione, l'unico programma che consente una ampia possibilità di interventi durante la
fase di svulippo dei Raw della X-Pro1 è il motore creato da Adobe (Lightroom 4 e ACR 7).
(Foto XF 18mm f/2.0 R, raw sviluppato con Lightroom 4).


Conclusioni

La X-Pro1 non è la macchina fotografica migliore al mondo, ma sicuramente è la punta di diamante del miglior sistema immesso sul mercato in questo periodo di "rivisitazione" dei sistemi fotografici. Certo… siamo all'inizio, ma già il parco ottiche si è arricchito del XF 14mm f/2.8 R e del XF18-55mm F2.8-4 e in poco più di 8 mesi il sistema ad ottiche intercambiabili di Fuji può contare due macchine fotografiche, 5 obiettivi (tutti di alto rango) ai quali se ne aggiungeranno altrettanti entro il prossimo anno, e una serie di accessori compresi tre flash.
Siamo di fronte al crollo dell'egemonia delle reflex? No… non se ne parla. Una Full Frame professionale di Nikon e Canon sono ancora molto distanti rispetto a quello che può offrire un qualsiasi strumento dotato di sensore APSc e privo del sensore autofocus. Lo "specchio", nonostante i suoi ingombri e le sue controindicazioni vanta decenni di evoluzione. Decenni di evoluzione che hanno portato questo strumento ad essere il mezzo più completo per affrontare la totalità delle situazioni fotografiche. Ma è pur vero che non tutti devono o vogliono affrontare tutte le situazioni fotografiche, non tutti devono o vogliono portare chili di attrezzatura quando non necessaria, non tutti devono o vogliono costruire un corredo sovradimensionato per le proprie esigenze. Si perché la differenza nelle reflex risiede nei grandi sensori, si trova nelle ottiche stellari ma ingombranti e costose.
Da una parte il mercato va verso sistemi "minimalisti" uniti sotto il nome di CSC, dall'altra verso l'unificazione del formato 35mm come standard per le reflex.
Chi vincerà? Non lo so… ma sicuramente gli utenti non hanno mai avuto un ventaglio così ampio di prodotti, alternative e prezzo a cui attingere.
E se a una qualsiasi CSC venduta in accoppiata ad uno zoom kit io preferisco ancora di gran lunga ancora una reflex entry level, quando si alza il tiro come ha fatto Fujifilm il discorso cambia. Perché il sistema X non nasce con l'intento si rosicchiare mercato alle reflex, ma di offrire agli utenti un sistema fotografico differente ma di qualità. Un sistema pensato non per miniaturizzare ma per fotografare. Un sistema realizzato non per moda ma per necessità di tornare alla semplicità che ha fatto della fotografia il mezzo di espressione più diffuso al mondo.

E per la terza volta... brava Fuji.

 

Gallerie correlate
http://fujifilm-x.com/photographers/it/
http://fujifilm-x.com/photographers/it/massimiliano_angeloni/
http://www.riflessifotografici.com/galleria/category/38.html

 

Menu Principale

Fotografare

Calendario

Non ci sono eventi al momento.

Statistiche

Tot. visite contenuti : 671317

Login